L'artista tedesco
GALVORNHATHOL è pronto a tornare un anno dopo aver pubblicato l'EP “H-Alpha”. Il nuovo lavoro, intitolato
“III” e disponibile in formato digitale dal 21 Marzo, porta l'ascoltatore in un viaggio tra spazio ed esistenzialismo, in cui i paradossi delle nostre vite vengono interpretati e interrogati attraverso metafore astrofisiche e cosmologiche. Per creare questo viaggio
GALVORNHATHOL utilizza il suono alienante del post-black metal e l'infinità dello space ambient. Preordina l'album su Bandcamp a
questo link. Un esempio perfetto di ciò che
“III” offrirà è il primo singolo
“Voids”. Ascoltalo qui:
La canzone si basa sul paradosso di Olber (un argomento di astrofisica e cosmologia fisica che afferma che l'oscurità del cielo notturno è in conflitto con l'ipotesi di un universo statico infinito ed eterno), secondo cui viviamo in un universo in continua espansione/evoluzione. Tradotto in linguaggio umano significa: non perdere la speranza. Oppure no. Poiché i luoghi più oscuri possono evolversi in un vivaio di creatività e determinazione.
“III” conclude la trilogia iniziata con il convenientemente intitolato "I" (2020). Un viaggio dalla terra sotto le nuvole e ora nel regno stellare di stelle e galassie. Tinto di metafore sulle sfaccettature della vita umana, racchiuso in una poesia interstellare fatta di materia, oscurità e luce: tutto ciò che chiamiamo “natura”. Fornendo un'ipotesi su cosa potrebbe riservarci il futuro, a patto che continuiamo a vivere il nostro presente, l'ascoltatore potrebbe giungere alla conclusione che, mentre siamo in grado di osservare oggetti che sono a milioni di anni luce di distanza, ci asteniamo dal guardare al nostro tempo a venire. Qualunque cosa il futuro possa riservarci, in avanti.. Ad Astra.
Influenzata dalla vita, dalla natura e dalla coscienza interiore, la musica di
GALVORNHATHOL rimane musicalmente e liricamente sul lato semplice. Le canzoni sono basate su poesie e aforismi, sui collegamenti intrecciati di spiritualismo (non religioso) e natura. Il nome del progetto deriva dal Sindarin di Tolkien e può essere tradotto probabilmente come “ascia di metallo (oscura)”. Un contrasto tra il mondo creato dall'uomo (ascia, ferro) e i testi incentrati sulla natura e sullo spiritualismo.
Risalendo ai primi anni del nuovo millennio,
GALVORNHATHOL è passato da un sound più incentrato sul fantasy e carico di sventura a un soundscape più diretto, ma comunque ruvido e giocoso. La canzone più vecchia risale al 2003 (“Path Of The Undead” è ispirato a “Il Signore degli Anelli”) ed è stata un precursore del melodismo successivo e più veloce, mentre le tracce più recenti, a partire dall'EP “H-Alpha” fino a
“III”, ammorbidiscono il limite, mantenendo vivo lo spirito di base e il carattere lo-fi dell’autoproduzione. Dopo aver pubblicato le versioni remixate e rimasterizzate di "I" (incentrato sulla natura) e “II” (incentrato sulla crescita persona), “III” giunge al termine con i suddetti argomenti, fornendo la chiusura ad un viaggio dalla Terra al regno stellare dello spazio. Un’ultima parte che riassume la nostra condizione umana e osa offrire un debole sguardo al futuro.
Tracklist e artwork:
01. Voids
02. The Hunter
03. Spirals
04. Sternentanz
05. Neptun
06. Long Way Home
07. Andromeda
08. Nebulae
09. Laniakea
10. Solaris
11. Asymptote[Copyright @C.]
“III” è stato scritto, registrato, mixato e masterizzato da
C. Anche l'artwork è stato realizzato da
C..
GALVORNHATHOL line-up:
C. - Tutto
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