Si formano a Stoccolma nel '96 grazie al chitarrista Thomas Wolf, ex campione di Karate e sparring partner di "Io ti spiezzo in due" Dolph Lundgren e debuttano con "Straight From Your Heart", cui segue il concept "Stargate", al quale partecipa anche Ian Haugland (Europe). Nel '99 coverizzano "Too drunk to Live, Too Young to Die" in un Cd tributo a Malmsteen e nello stesso anno arriva il singer Thomas Vikström (Candlemass, Brazen Abott) e realizzano così il loro terzo CD "Heaven Can Wait", quindi nel 2000 il contratto con la Massacre ed il CD "Resurrection" che finalmente perfeziona il loro classic-epic sound e riceve ottime critiche, replicato nel 2001 da "Reflections" (prodotto dallo stesso Thomas Wolf), un altro passo in avanti come produzione ed arrangiamenti, arrivando così a "Rising Symphony", durante la cui lavorazione Wolf ha avuto problemi fisici causati da una tendinite. Siamo davanti ad un ottimo lavoro di power-epic-melodic-metal stupendamente prodotto e suonato che si allontana di molto dai soliti cloni contemporanei di Stratovarius o Kamelot, in quanto la band è molto più ispirata all'Hard Rock e l'Heavy Metal degli anni '80 (Rainbow, Malmsteen, Judas Priest, Helloween, Dio). Già con "Touch the Flames" piazzano un anthem fast speed metal, la voce ricorda molto il R.J.Dio nei Rainbow di "Kill the King", è un brano che grazie anche al tipico rincorrersi di chitarra e tastiera ed un refrain azzeccatissimo apre alla grande il CD. "Eyes of Change" comincia come una ballad e ben presto diventa un brano hard con ritornello melodico e relativi ottimi cori. "Stranger from the Sea" (ispirata al primo attacco dei Vichinghi al monastero di Lindisfarne) è la trasposizione in chiave metal degli arcinoti Carmina Burana, uno brano speed power in Helloween-style, anche qui anthem memorabile. "River of Love" è una ballad che ricorda molto "Dreaming" di Malmsteen (da "Odissey"), eppure nonostante un buon arrangiamento non riesce mai a decollare, "White Man" è una cover dei Queen resa in stile epic metal, grande prova di Vikström e bei cori. Con "Flyer" si ritorna al metal neoclassico alla Rainbow (occhio al finale di un Vikström degno del miglior Rob Halford). "Streets of Prishtine" è quello che non ti aspetti, quasi una balld melodica in stile AOR, "Excalibur" è una epic song infarcita di cori e sorretta da un ritmo quasi marziale, con ampio spazio alla parte strumentale. Conclude la bonus track "Venezia", strumentale acustica un po' spagnoleggiante (tipo il Malmsteen di "Memories"). Pur spaziando tra diversi generi, gli Stormwind rimagono sempre fedeli a chi apprezza ancora oggi il vecchio classic metal senza troppe soluzioni commerciali, di grande spicco anche l'artwork in copertina. Quindi un prodotto di gran qualità musicale e sonora.
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