Copertina 5

Info

Past
Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:1994
Durata:71 min.
Etichetta:RCA

Tracklist

  1. DEATH ROW
  2. SODOM & GOMORRA
  3. THE BEAST INSIDE
  4. DEAD ON
  5. GUNS 'R' US
  6. LIKE A LOADED GUN
  7. WHAT ELSE
  8. STONE EVIL
  9. BAD HABITS DIE HARD
  10. PREJUDICE
  11. BAD RELIGION
  12. GENERATION CLASH II
  13. WRITING ON THE WALL
  14. DRIFTING APART
  15. POMP AND CIRCUMSTANCE

Line up

  • Udo Dirkschneider: vocals
  • Wolf Hoffmann: guitars
  • Peter Baltes: bass
  • Stefan Kaufmann: drums

Voto medio utenti

Dopo l’otttimo “Objection Overruled”, sembrava che la reunion che aveva appena preso piede in casa Accept stesse proseguendo sul sentiero giusto. E invece, come in quasi ogni reunion che si definisce tale, prima o poi le discussioni riemergono. Riaffiorarono i problemi alla schiena per Stefan Kaufmann, che si troverà durante le registrazioni del qui recensito “Death Row” a suonare con molta difficoltà su gran parte del disco, tolte due canzoni per le quali verrà ingaggiato l’ex Running Wild Stefan Schwarzmann, e che andrà a far parte del tour di supporto, oltre che suonare anche negli U.D.O. dopo il secondo scioglimento degli Accept.

Se con il precedente disco si era tornati a un heavy metal privo di influenze musicali di moda in quegli anni, su “Death Row” ci sono in parecchi momenti riff molto groove, e per quanto risulti strano, al limite dell’alternative. È necessariamente un male? No, quando le canzoni sono ottime e coinvolgenti. E in “Deah Row”, dispiace dirlo, ma di veramente buono c’è poco.

Partiamo col dire che la decima fatica degli Accept si divide fondamentalmente in due metà. La prima molto buona, seppur con evidenti difetti di eccessiva ripetitività, con pezzi tirati come “Sodom & Gomorra”, la Titletrack, o “What Else”. La seconda, e qui son dolori, dove regna l’anonimato più totale. Tolto il buon rifacimento di “Generation Clash II”, presente nel suo primo capitolo su “Eat The Heat”, si salva veramente poco. “Bad Habits Die Hard” riprende quasi paro paro il riff di “Dead On!”, e molti ritornelli si assomigliano, prendete ad esempio quello di “Stone Evil” che si ripeterà in molti degli altri pezzi presenti, facendo venire costantemente il dubbio su quale canzone si sta ascoltando. Non aiuta neanche la durata generale del disco, un’ora e dieci in confronto ai 45 minuti della precedente release. Wolf Hofmann si diletta sempre in maniera eccelsa sulle finali “Drifting Apart” e “Pomp And Cricumstance”, ma si tratta di una fioca luce in un tunnel pervaso da un buio costante.

“Death Row” segnerà l’inizio della fine degli Accept in formazione originale, mostrando chiaramente quanto il materiale presente su “Objection Overruled” fosse frutto di una riappacificazione temporanea, soprattutto fra Udo e Wolf Hofmann, che poco aveva da durare. La metà degli anni 90’ rappresenterà per gli Accept il cercare di stare aggrappati con le unghie e con i denti a una scena musicale evidentemente non fatta più per loro, complici anche costanti problemi interni, e “Death Row” ne è il manifesto più completo.

Recensione a cura di Francesco Metelli

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