Molto probabilmente ai più “giovincelli” fra i lettori dei Metal.it, il nome degli americani
Morta Skuld non dirà alcunché. Chi invece ha qualche annetto in più sulle spalle, come il sottoscritto, potrà forse ricordare l’uscita per la Deaf Records di due buoni album di death metal, “Dying remains” e “As humanity fades”, usciti nei primi anni 90 che fecero conoscere la band del Wisconsin fra gli amanti del genere anche nel nostro continente.
Seguirono poi dei lavori decisamente meno ispirati che condussero la band a prendere la decisione di cambiare nome e, complice la crisi di metà anni 90 del death metal, addirittura genere, gettandosi alle spalle il Metallo Morto provando a competere con le emergenti band nu-metal/modern thrash.
Giungiamo quindi ai nostri giorni, e la Relapse decide di riesumare il monicker Morta Skuld dando alle stampe la versione “riveduta e correta” dei primi due demo della band nella presente raccolta “Through the eyes of death”, nella non tanto velata speranza di ripetere la fortunata esperienza di qualche anno fa quando collazionò con successo il materiale (davvero difficile da trovare) degli svedesi Nirvana 2002.
La rimasterizzazione ha ripulito dalla sporcizia del tempo i nastri di “Prolong the Agony” and “Gory Departure” (non dimentichiamo che i due demo seppur prodotti da Eric Grief già manager dei Death che aveva appena terminato finito di lavorare al progetto di “Spiritual healing”, utilizzavano una tecnologia ben lontana da quella disponibile oggi anche da band alle prime armi) senza però togliere quell’aura di marcescenza a la Obituary che caratterizzava il sound.
Il cd scorre con piacere, e mostra già i punti di forza che caratterizzeranno i successivi lavori del gruppo, ovvero un death claustrofobico e lento attento però a non sconfinare in territori doom e sempre con un occhio di riguardo a ciò che usciva a Tampa e dintorni.
Ovviamente stiamo parlando di un prodotto di nicchia, destinato a chi già conosce la band americana o a chi ama il vero death old school, ma l’ascolto di “Through the eyes of death” è consigliato a chiunque non si limiti solo ai nomi di primo piano.
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