Copertina 10

Info

Anno di uscita:2004
Durata:61 min.
Etichetta:Code666
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. HUMAN ANTITHESIS:
  2. GREY HORIZON (M.P.H. MMIV)
  3. UNTITLED
  4. TO A SICKLY CHILD
  5. DARK STATIC MOMENTS
  6. CXVIII

Line up

  • Alan Nemtheanga: vocals
  • Riccardo Conforti: drums, keys, synths, machines
  • Ivan Zara: guitars, bass

Voto medio utenti

"This is where the dream ends" e si fece buio sulla terra, triste e desolata landa senza vita. Il vento soffiava gelido e ridondava il suo ululato, irridendo il triste scenario di morte e devastazione. “Salvation does not came”, era questo il triste presagio che aleggiava tutto intorno e sembrava voler dire “let these words echo deep in your heart”. “No one can hear you”, e c’era gran pianto e stridore di denti. “My words will cut your flesh like a knife, here and now we face the end of all things”.
“Human Antithesis” è il nuovo opus dei Void Of Silence e l’incipit sopra è liberamente tratto dalla title-track, manifesto totale della poetica del combo romano. Era difficile ripetersi, era difficile pretendere di più, quando gli abissi più neri e profondi erano stati già sondati con i precedenti “Toward The Dusk” e “Criteria Ov 666”. Oggi i VOS però sono qualcosa di diverso, qualcosa di spaventosamente diverso, qualcosa di sottile e penetrante, meno immediato, all’apparenza meno cattivo ma non per questo meno pericoloso, mellifluo e perverso. L’abbandono di Fabban ha pesato molto, venendo a mancare una fonte considerevole di malvagità e misantropia, la quale però ha lasciato spazio alla creatività di Alan Nemtheanga, singer dei Primordial. Alan ha fatto un lavoro eccelso, a partire dalle splendide liriche, senza tralasciare la sua prova vocale. Non lo avevo mai sentito esprimersi su questi livelli, usando la voce in modo pulito ed espressivo. Una voce a tratti stentorea, tonante, ma allo stesso tempo carica di tristezza e disagio, di oscura veemenza e teatralità. “Human Antithesis” è un concept sulla seconda guerra mondiale e si apre proprio con dispacci radio in codice diretti ai partigiani. Tutto in questo disco è strumentale a creare nell’ascoltatore uno stato disagio perenne, uno stato mentale di prostrazione e frustrazione, di angoscia e afflizione. La title-track è una suite di oltre venti minuti, minuti fatti di dolore, di panico irrazionale, di squarci mozzafiato su baratri terrificanti, di agorafobia. Visioni apocalittiche si sovrappongono senza sosta, visioni fatte di terre devastate, bambini che piangono, raccolti abbandonati, di cani che abbaiano verso corpi marcescenti che giacciono sul ciglio di strade derelitte. E di silenzi, spaventosi, atroci quando lasciano spazio a chitarre acustiche che danno un senso di smarrimento, di solitudine, di abbandono. La band in questo disco mette in mostra il proprio lato più doom. Questo disco è un funerale dall’inizio alla fine, il funerale di qualsivoglia speranza, è il rito funebre di una speranza morta ancora prima di nascere, di un futuro che non vedrà mai la luce.
Il disco è un continuo di aberrazioni senza sosta e la lenta successione di “Grey Horizon”, “To A Sickly Child” e “Dark Static Moments” è una cadenza pesante come un macigno, un freddo e tetro paesaggio della fine. Il disco si chiude con “CXVIII” declamata da Atratus dei Tronus Abyss, ovvero il Canto 118 tratto dai “Fleurs Du Mal” di Baudelaire. Un carme blasfemo, sacrilego e profanatore, un ultimo affronto al Dio cui Alan, durante il corso del disco, indirizza tantissime invettive: “There is one true enemy in this world, do I need to say it? Do I need to stain the air with its name?”.
“Human Antithesis” è un rituale malato e perverso, un rituale totalizzante cui sottomettersi, un magma di negatività e depressione, uno sguardo malevolo sull’immensità aberrante delle macerie di un’umanità negletta, abietta, abominevole. Quando crollano le ideologie, i sogni e le speranze, dalle macerie sorgono gli uomini, abbruttiti, impauriti, distrutti. Semplicemente Magnifico e Agghiacciante.
Recensione a cura di Luigi 'Gino' Schettino

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