Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2004
Durata:48 min.
Etichetta:Massacre
Distribuzione:Self

Tracklist

  1. HEAVENLY
  2. BEWARE
  3. TRANSFUSION VAMP
  4. LEATHERETTE
  5. ANGELS
  6. KILLING MACHINES
  7. YOU ARE MY LIFE (GYPSY MIND)
  8. LOST MY WAY
  9. POLITICAL GREED (PETROL MAN)
  10. MOOSILAUKE CASCADE

Line up

  • Nadir D'Priest: vocals
  • Steve Kachinsky: guitars
  • Pete Skermetta: guitars
  • Vince Dennis: bass
  • Kevin Cafferty: drums

Voto medio utenti

Qualche scossone di troppo non ha fortunatamente mandato fuori di carreggiata gli Steel Prophet. Nel 2002 in coincidenza con l'album "Unseen" si era chiuso un sodalizio che durava sin dai loro esordi, da quel "The Goddess Principle" uscito nel 1995. Mi riferisco al legame creatosi tra il gruppo statunitense ed il cantante Rick Mythiasin, il quale ora, oltre alla collaborazione con i Taraxacum ed i Redemption, è entrato in pianta stabile nei New Eden. Ma i "sopravvissuti", Steve Kachinsky e Vince Dennis, hanno dovuto arruolare non solo un nuovo cantante. Infatti, visto che anche Karl Rosqvist e Jim Williams hanno cambiato aria, i due hanno richiamato in formazione Kevin Cafferty, che aveva già suonato la batteria su "Messiah" ed inserito il nuovo chitarrista Pete Skermetta. Ovviamente è stato meno semplice trovare chi potesse sostituire Rick alla voce, sopratutto se nel frattempo devi pure recuperare un nuovo deal discografico. Quest'ultima questione l'hanno risolta firmando per la Massacre, solida label tedesca, ma sono andati sul sicuro anche per il ruolo di cantante, con l'ingresso di Nadir D'Priest, che a suo tempo (1985-1990) aveva militato nei London e poi formato i D'Priest. Sicuramente un cantante esperto, ma che nel passato aveva affrontato altri orizzonti musicali. I London, infatti, erano invischiati sino al collo tra l'Hard ed il Glam Rock (nel gruppo sono passati tra gli altri Blackie Lawless, Nikk Sixx, Slash e Izzy Stradlin), e gli stessi D'Priest non si erano certo allontanati da tali sonorità.
Ma allora che ci fa Nadir in un gruppo power/speed come gli Steel Prophet?
Come vedremo... bella figura!
Meno maideniani rispetto al passato, con "Beware" gli Steel Prophet si avvicinano alle proprie origini - Made in USA -, una propensione che si era già notata, sebbene in maniera minore, sul precedente "Unseen", proponendo anche qualche puntata verso il thrash vecchia maniera. Una soluzione questa che, inaspettatamente visto il suo background musicale, vede all'opera un Nadir aggressivo, sin dalla speedy "Heavenly" dove debutta alla grande con un cantato meno acuto e più roco rispetto a quanto ci aveva abituato Mythiasin. La traccia successiva è la titletrack, l'impatto rimane frontale e le influenze a stelle e strisce sono ancor più evidenti, da sottolineare gli incroci vocali e la possenza della sezione ritmica. Quest'ultima si fa sentire ancor più sulla successiva "Transfusion Vamp", pezzo meno veloce dei precedenti ma dal groove enorme e con un bel taglio melodico nel refrain, peccato per quei samplers a mio parere superflui. Un buon trittico iniziale che viene però messo in ombra da "Leatherette", una delle chicche dell'album, sostenuta e coinvolgente nei suoi ottimi cori, con un Nadir che ribadisce di trovarsi a suo agio nel gruppo ed in questo contesto sonoro. Meno immediata la cupa "Angels", dai toni doom e piuttosto lontana dal classico sound degli Steel Prophet. Non che il mid-tempo "Killing Machines" sia più solare, con quei suoi riffs tenebrosi ed il martellare incalzante di Kevin Cafferty. A questo punto Steve Kachinsky e soci piazzano la ballad di turno: su "You Are My Life (Gypsy Mind)" non mancano passaggi elettrici, ma non ci si discosta dall'ordinario. Le vene tornano a pulsare con "Lost My Way", potente e dalle chitarre sabbathiane, e sopratutto con l'aggressiva "Political Greed (Petrol Man)", dove erompono le influenze Thrash e Metalcore, soluzioni musicali a cui ben si accompagna il contesto lirico. Chiude infine lo strumentale "Moosilauke Cascade" a dar spazio alle chitarre, che finora non hanno mai ecceduto, ponendosi sempre al servizio dei brani.
Peccato per la produzione non perfetta, che marca un piccolo passo indietro rispetto al passato.
L'unico.
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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