Copertina 5,5

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2004
Durata:47 min.
Etichetta:Metal Blade
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. SCATOLOGY DOMINE (INTRO)
  2. HUMANURE
  3. REDUCED TO PASTE
  4. BUKKAKE TSUNAMI
  5. CLOACULA: THE ANTHROPOPHAGIC COPROMANTIK
  6. CHUMMIFIED
  7. APPLIED HUMAN DEFRAGMENTATION
  8. THE EARTHLING
  9. POLYPS
  10. LIPS & ASSHOLES
  11. MEN BEFORE SWINE (OUTRO)

Line up

  • Travis Ryan: vocals
  • Josh Elmore: guitars
  • Troy Oftedal: bass
  • Michael Laughlin: drums

Voto medio utenti

Quarto disco per i californiani Cattle Decapitation, insani deathsters con la passione per la filosofia vegana (una sorta di fondamentalisti vegetariani) ed il gore. La copertina di questo disco è stata censurata in molti paesi al punto che la band è stata costretta a cambiarla. Essa raffigura una placida mucca (meglio dire un toro visto che ha le corna) intenta a defecare pezzi umani quali teste e frattaglie, in una sorta di rovesciamento dei ruoli che vede per una volta la vittima al posto del carnefice.
Mettendo da parte queste quisquilie, c’è da dire che ci troviamo di fronte ad un platter di brutal death con forti venature grind, suonato con perizia, ma che lascia alquanto a desiderare per quel che riguarda la vena compositiva che non brilla mai per freschezza ed inventiva. A salvare il tutto è quella perenne sensazione di apocalisse, di angoscia profonda, che pervade queste dodici tracce, frutto di una scelta melodica deviata. È una sensazione davvero oppressiva, la quale però lascia un po’ di amaro in bocca in quanto non è supportata da songs realmente devastanti. Anzi, le songs giocano più sulla velocità che sulla pesantezza e la voce dei due singers non mostra mai reale brutalità, ma preferisce un rantolo talvolta sommesso, forse anche frutto di un non perfetto mixaggio.
Il disco scivola via alternando cose buone ad altre meno buone, tra un sussulto e uno sbadiglio, ma la sensazione finale non è comunque estremamente positiva in quanto sono pochi i momenti in cui la band è realmente convincente. È strano per me dirlo, ma da una band brutal death metal mi aspetto tanta brutalità, la quale però in questo “Humanure” è troppo mediata da altre componenti e raramente mostra il suo vero volto, nascosta com’è tra le pieghe di un disco mediocre e con pochi spunti d’interesse. Almeno che non troviate interessante la track finale composta da un sample (forse tratto da un macello) di ben 9 minuti, il quale ascolterete aspettando chissà che cosa, per poi ritrovarvi alla fine con un pugno di moshe in mano e i coglioni triturati.
Recensione a cura di Luigi 'Gino' Schettino

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