Copertina 9

Info

Anno di uscita:2004
Durata:111 min.
Etichetta:Verglas
Distribuzione:Frontiers

Tracklist

  1. WITCH HUNT
  2. AN ANGEL FALLS
  3. PAINTED MAN
  4. THIS WAY MADNESS LIES
  5. SPECTRE AT THE FEAST
  6. SKINGAME
  7. SALAMANDER
  8. BITTER HARVEST
  9. CITY OF LANTERNS
  10. RIDING THE TIDE
  11. CUTTING THE CARDS
  12. ASCENSION
  13. SERENITY
  14. CHOSEN
  15. DOUBLE VISION
  16. HANGING TREE
  17. (DON'T FORGET TO) BREATHE
  18. THE BUTTERFLY MAN
  19. ENEMY WITHOUT
  20. SOLOMON
  21. JERICHO
  22. CRYING FOR HELP VII

Line up

  • Rob Sowden: vocals
  • John Mitchell: guitars
  • Mick Pointer: drums
  • Clive Nolan: keyboards
  • Ian Solomon: bass

Voto medio utenti

Un live registrato così bene (merito anche del lavoro in fase di post produzione e mastering di Clive Nolan e Karl Groom dei Threshold) non lo sentivo da tempo, le orecchie ascoltano estasiate un'esibizione strepitosa ed impeccabile di un intero set del "Contagion Tour 2003" (anche in versione DVD con un filmato di circa 40 minuti). Logico quindi che il CD 1 sia dedicato in gran parte alla nuova uscita (anche perché già per i precedenti tour erano usciti altri due live), tutta la band è in grandissima forma, soprattutto il vocalist Sowden, memorabile in "Skin game","Salamander", "Witch hunt", il resto della band per ora si ritaglia uno spazio personale in "Riding the tide" (siamo in pieno sound new prog), ed è perfetto l'affiatamento del trio Nolan-Mitchell-Pointer, (ma anche il lavoro al basso di Salmon fa poco rimpiangere John Jowitt degli IQ). "Cutting the cards" ha un intro acustico e corale, poi ci pensa la chitarra di Mitchell a rendere il ritmo più serrato, chiude il cd "Ascension", stupendo esempio di tutti i caratteri tipici del sound Arena, splendore melodico, corale e strumentale (da standing ovation il solo finale di Mitchell).
E' ancora Mitchell che apre alla sua maniera il CD 2 con "Serenity", il primo brano proposto dal capolavoro "The visitor", e qui Sowden non ci fa rimpiangere il cantato dell'ex-frontman Paul Wrightson (e chi ha visto la band con lui nella data italiana di Vigevano del "Visitor tour" sa quanto sia stato difficile trovare un rimpiazzo al suo livello), ecco la struggente ed intensa "Hanging tree" (non posso trattenermi dal cantare "Moving deeper into the land" con loro nel refrain), e nel finale ancora il tocco sapiente e Pinkfloydiano di Mitchell (peccato che il solo sia accorciato rispetto alla versione in studio). Si passa a "Butterfly man", brano che fa già parte del repertorio con Sowden, per poi tornare a "The visitor" con "Enemy without", che già dall'intro sostenuto e pomposo di Nolan ti si stampa subito in testa, non parliamo poi del refrain contagioso (Don't let the child die here, voglio sentirvi urlarlo), arriviamo al new prog più classico, la lunga "Solomon" dal debut cd "Songs from the lion's cage", con la seconda parte che è un fuoco di fila strumentale dove gli "sboroni" tastieristici di Nolan ci fanno ricordare che il ragazzo già viveva a pane e prog prima di formare la band con l'allora disoccupato Mick Pointer (anche lui come drummer aveva formato un duo strumentale, i Silmarillion, poi
un bel giorno un tipo chiamato Fish, dopo l'uscita di "Script for a jester's tear" lo convince ad andarsene a causa di scarsità tecnica). Ma torniamo a "Live": ancora un estratto dal debut cd ("Jericho"), brano molto melodico ed acustico nella prima parte, poi stacco centrale di Mitchell e ritorno all'atmosfera iniziale, poi gran finale molto in stile "Pendragon" guidato (guarda un po') da Clive Nolan, con Sowden che invita i presenti al battimano, e chiusura con "Crying for help VII", tratta dal mini cd che racchiudeva questa mini-suite sparpagliata nei primi due cd in studio (con l'aggiunta di "Part VII" e dell'inedita "The healer").
Ridendo e scherzando sono arrivati a 10 anni di attività, nati all'inizio quasi per gioco o per una sorta di rivalsa di Pointer nei confronti di chi lo riteneva un pessimo drummer, il loro sound si è gradatamente trasformato da una copia dei primi Marillion ad uno stile ricercato e personale (la svolta è stata "The visitor") sempre in via di evoluzione, senza per questo deludere le aspettative dei numerosi fans che soprattutto in Olanda riescono a garantirgli il sold-out (capito, pantofolari italiani?) Il prossimo anno sono attesi come headliner in qualche progfest in Usa, e c'è da scommettere che, specialmente con brani come "Skingame", "Witch hunt" ed "Enemy without" facciano davvero il grande botto.
Recensione a cura di Carlo Viano

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