Copertina 7

Info

Anno di uscita:2015
Durata:29 min.
Etichetta:independent

Tracklist

  1. CHILD OF MATRICIDE
  2. LONG DROP
  3. BREAKING WHEEL
  4. RIVER BLINDNESS
  5. INTERFICIO PANTON
  6. IAPETUS
  7. MARTYR
  8. VEIL ON THE THRONG
  9. UXORICIDE

Line up

  • Joey Stannard: drums
  • Lee Newton: vocals
  • Owen Matz: guitars

Voto medio utenti

Non è tutto pattume quello che puzza. C'è anche un'abbondante dose di sterco suino.

Da Montral con odore, questo terzetto grindeggiante debutta oggi con Swine Race, disco che nasconde qualche sorpresa e si rivela di uno spessore maggiore di quello che si potrebbe pensare. I Barrows sono infatti portatori di un mix sonoro estremo ed interessante che ha una solida base grind ma che si dirama in altre putride sfumature, come liquame versato nella terra. Il brutal death, la sua velocità e la sua cattiveria sono sicuramente una parte importante di questo insieme, così come il noisecore, riscontrabile nelle urla assassine del singer. La grande velocità d'esecuzione e la tormenta di blast beat caratterizzano un lavoro che si distingue anche per rallentamenti e parti soffocanti disseminate qua e là e che rimandano gli Immolation. Il riffing è vario, spietato e si adatta alle esigenze del brano sapendo trovare anche una certa vena atmosferica all'occorrenza, addirittura riesce ad inserire nel tessuto sonoro "melodie" (o una specie), mentre gran parte del sostegno arriva da un drumming davvero istintivo, ferale che riesce a spingere la parte strumentale, a tenerla unita, facendo da contrappunto a quella "cantata". Lee Newton sbraita come un vero porco scannato, variando costantemente il suo grugnito che comprende growl, growl high pitch, scream e pig sqeal; con un simile repertorio di finezze a disposizione le canzoni ne guadagnano in varietà e carattere. Non parlo di qualcosa di innovativo o mai sentito, i Barrows hanno diverse cose in comune con Pig Destroyer, Cattle Decapitation (di qualche anno fa), Circle of The Dead Children e meno di mezz'ora di stupro auricolare è sufficiente per saggiare la putrida bontà di un disco che si rivela malsanamente piacevole.

Se volete favorire, prego:


Recensione a cura di Francesco Frank Gozzi

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