Da quando gli Antimatter sono apparsi sulla scena, non ho fatto altro che amarli ed osannarli, ad ogni singola uscita. Ed anche questa volta non posso farne a meno. Oramai orfani di quel genio di Duncan Patterson (sono veramente curioso di assaporare il sound del suo nuovo progetto chiamato Ion), e qui comunque presente sia in fase di songwriting che di strumentista ('Planetary Confinement', 'Line of Fire', 'Mr. White', 'Relapse', 'Eternity part 24'), la band inglese riesce a creare una vera gemma, in cui la malinconia e la tristezza sono contornati da un senso profondo di vuoto, che sofficemente le unisce in un tenero, affettuoso abbraccio. 'Planetary Confinement' è un album ispirato e profondo, minimale nei suoni e delicato nel tocco, dai contorni impalpabili, vellutati e sfumati, poetico ed emozionale. Grandissimi gli arrangiamenti, in cui pianoforte, violino e chitarra acustica spesso sono sufficienti a dipingere un quadro in bianco e nero, proprio come la desolante cover del dischetto. 'Planetary Confinement' non può passare inosservato. È pressoché perfetto in ogni dove, in ogni arpeggio, in ogni singolo scuotimento delle corde vocali di Moss, sempre con quel timbro simil grunge alla Vedder (Pearl Jam), ma dallo stile personalissimo, in cui anche la cover dei Trouble (Mr. White) trova una collocazione perfetta. Ma forse Antimatter è di più. La riflessione, il sentimento che ogni tanto ritorna a tormentare il proprio Io, la brezza della notte, il minimale respiro delle nuvole, il mare addormentato. Ascoltare 'Planetary Confinement' vuol dire rilassarsi e lasciarsi confondere dal nulla, vuol dire fare l'amore e non scopare, vuol dire offrire cibo all'anima. Se non una delle migliori release dell'anno, ci va vicino, molto vicino. Prendetevi il vostro tempo e rallentate l'inesorabile marcia dei secondi. Ne vale veramente la pena. Eccezionale è dire poco.
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