Copertina 8

Info

Anno di uscita:2020
Durata:60 min.
Etichetta:Listenable Records

Tracklist

  1. BODY OF LIGHT
  2. OF ROCK AND STONE
  3. CALL THE HUNTER
  4. RETURN TO DUST
  5. ORDER FROM CHAOS
  6. SOLSTICE I – SHE BURNS
  7. WITCHES MARK
  8. SOLSTICE II
  9. BEYOND THE BLACK GATE

Line up

  • Laura Donnelly: vocals
  • Jamie Gilchrist: guitars
  • Rory Lee: bass
  • Lyle Brown: drums

Voto medio utenti

Di King e Witch in campo Metal se ne sono visti/e a bizzeffe, in svariate combinazioni, dai moniker dei gruppi ai titoli di album e canzoni, ma è la prima volta che li trovo così combinati.
Un accostamento che a prima vista suona sicuramente strano, e chissà che c'è dietro la scelta di questa band scozzese... forse semplicemente il Re è il chitarrista Jamie Gilchrist e la Strega la cantante Laura Donnelly? Potrebbe, infatti, sono i due musicisti presenti sin dagli inizi e che quindi hanno preso parte sia all'EP "Shoulders of Giants" (2015) sia al primo full length "Under the Mountain", uscito nel 2018. E ovviamente sono entrambi primattori sul nuovo album, "Body of Light", uscito nuovamente per la Listenable Records e alfiere di quel Doom Metal che i King Witch sviluppano su quanto proposto da Black Sabbath, Candlemass e Trouble, e già ri(ri)visitato da altre realtà come High On Fire, Below o Sorcerer. Ed i King Witch lo fanno con un approccio corposo e vigoroso nelle sonorità e soprattutto con la "novità" del cantato femminile, ambito in cui Donnelly si destreggia egregiamente per potenza, espressività e feeling.

Quello dei King Witch è un sound che sa essere tanto metallico quanto evocativo e lugubre, i binari su cui scopriamo procedere rispettivamente "Body of Light" e "Of Rock and Stone", nell'esoterismo epico della fluente titletrack e i toni più meditati delle seconda, dove la cangiante Donnely prima seduce e poi incute timori sui riffs manifestamente sabbathiani di Gilchrist. La presenza di una voce femminile non è certo la premessa per concessioni modernistiche e/o sinfoniche tanto in auge ultimamente, e tantomeno a soluzioni eccessivamente accattivanti e melodiche. Sempre che non siano quelle delle atmosfere sofferte e pachidermiche di "Call the Hunter" a suggello dell'evidente passione e dedizione verso l'old School Heavy Metal e l'Hard Rock settantiano, nel caso ottimamente supportata da una produzione avvolgente e tanto profonda da entrare sottopelle.
Atmosfere che poi si rischiarano su "Return to Dust", con un incipit iniziale che si potrebbe quasi definire Western Doom, e che da carattere a quello che si propone come uno dei momenti più Heavy e forse anche il brano che meglio rappresenta tutte le qualità dei King Witch, comprese quelle della nuova sezione ritmica, Lyle Brown (che comunque già era presente su "Under the Mountain") e Rory Lee.

Beh… sono già catturato da questo album e non siamo nemmeno a metà del viaggio, tappa che raggiungiamo sulle note di un altro brano tanto metallico quando massiccio come "Order from Chaos". E il resto del percorso che ci aspetta non sarà certo una passeggiata primaverile ma un lungo peregrinare, una discesa nell'oscurità della tortuosa e solenne "Solstice I – She Burns". Poi, senza alcun preavviso, ecco che dall'oscurità sabbathiana irrompe "Witches Mark", un sabba dove la strega pare voler farci ingurgitare una inquietante pozione velenosa dove tra gli ingredienti si scorgono anche dosi di Malmsteen e Motorhead, cui segue il breve momento acustico di "Solstice II" prima che il cerchio si chiuda al di là della Nera Porta, che varchiamo, probabilmente con la bene(male)dizione di Leif Edling, dopo dieci minuti di vibrazioni e alternanze epicheggianti ed ossianiche.

Il corpo del(la) King Witch è illuminato da una luce... oscura.



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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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