Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2023
Durata:45 min.
Etichetta:Season Of Mist

Tracklist

  1. THE BEST INTENTIONS
  2. PRINCE OF FIRE
  3. ULTRAVIOLET
  4. DREAMER
  5. THE LAMENTING
  6. SUBMARINE
  7. PROMISE
  8. TWISTED
  9. DAYDREAM
  10. LISTEN
  11. GREN (FEARLESS IN LOVE)

Line up

  • Danny Estrin: vocals
  • Simone Dow: guitar
  • Scott Kay: guitar
  • Alex Canion: bass
  • Ashley Doodkorte: drums

Voto medio utenti

Ebbene sì, lo confesso … mi sono interessato ai Voyager dopo averli visti all’Eurovision Song Contest, uno spettacolo che, sebbene immerso nel kitsch, talvolta riserva, oltre a una forma d’intrattenimento piuttosto godibile, anche gradevolissime “sorprese”.
Da una rapida “indagine conoscitiva” apprendo che gli australiani sono parecchio noti nella “scena” prog-metal per la loro capacità di mescolare tali prerogative stilistiche con pop e musica elettronica e che questo “Fearless In love” è un lavoro che accentua ulteriormente la componente “commerciale” del suono, spingendo il gruppo verso orizzonti a più ampia fruizione.
Come si fa a non essere incuriositi? Difficile … anche perché l’impresa di portare il “metallo alle masse”, tanto più se colto e irrequieto, è un obiettivo tanto ambizioso quanto arduo.
E allora diciamo che l’ascolto del disco pone effettivamente i Voyager tra le poche band attrezzate per avvicinare certe sonorità al “grande pubblico”, anche se in realtà la componente squisitamente progressiva tende lungo la scaletta a diventare sempre meno rilevante e creativa.
Si parte con “The best intentions”, “Prince of fire” (scelta come primo singolo … decisione “coraggiosa”, se l’intento era quello di allargare la platea) e “Ultraviolet” (featuring Sean Harmanis dei Make Them Suffer) tre ottimi esempi di metal-prog melodico e nervoso mentre in “Dreamer” si assiste ad un repentino cambio di approccio, che diventa precipuamente electro-pop, intriso di un notevole peso “radiofonico” e “danzereccio”.
The lamenting”, una sorta di mix tra Coldplay, Tesseract e Supertamp, è uno dei brani più interessanti del lotto sotto il profilo “contaminazione”, al pari della successiva “Submarine” (in cui affiora addirittura qualcosa dei Duran Duran nell’impasto sonico) e di “Twisted”, che evoca nella memoria sia i Depeche Mode che i Dream Theater.
Di quella "Promise” che ha indirizzato la mia attenzione sul gruppo di Perth posso solo dire che si tratta di un’adescante forma di pulsante synth-anthem, ottimamente interpretato da Danny Estrin, un cantante dalle spiccate qualità espressive, evidenti pure nella vaporosa “Daydream” e in una “Listen” che in qualche modo inserisce i Voyager tra i potenziali beniamini di chi ama The Ark e Muse.
Gren (Fearless in love)” chiude l’albo in maniera magniloquente e vagamente ridondante, senza però inficiare il valore complessivo di “Fearless In love”, un crogiolo di melodia, ritmo e tensione magari non ancora “perfetto” e che per le sue velleità di “largo consumo” potrà far storcere il naso a qualche austero progster, ma che merita il sostegno che si riserva a chi tenta, con profitto e senza snaturarsi, una complicata mediazione tra i generi.
Recensione a cura di Marco Aimasso

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.