Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2023
Durata:50 min.

Tracklist

  1. LIAR IN LOVE
  2. FALL IN LINE
  3. GARDEN OF EDEN
  4. CRY OF THE DAMNED
  5. SHE CRIES
  6. LADY OF THE LOST
  7. LEATHER AND LACE
  8. SLAVE OF SORROWS
  9. GATES OF TWILIGHT
  10. INTO THE SUN

Line up

  • Leo Unnermark: vocals
  • Parker Halub: guitar, bass
  • Mike Mayhem: drums

Voto medio utenti

Queensrÿche e Crimson Glory hanno rappresentato due delle più brucianti passioni musicali della mia esistenza e partendo da tale presupposto è stato fatale pedinare nel tempo i molti gruppi “emergenti” che si rifacevano a tali colossi, selezionando con “spirito critico” quelli che sono riusciti a seguire meglio le loro orme (qualche nome prelevato dalla ormai ottenebrata memoria … Drive, Lethal, Hittman, i Ruffians di Carl Albert, …).
In un momento storico in cui il metallo “tradizionale” sembra aver riconquistato un notevole interesse nei gusti dei rockofili, non è raro imbattersi in “nuove leve” affascinate dai suddetti modelli, molto spesso, ahimè, fin troppo devote nei confronti dei loro numi tutelari.
In mezzo a tanti “riscopritori” di quei suoni, credo meritino una menzione particolare questi Wings Of Steel, californiani (da non confondersi, quindi, con i progsters olandesi di “Face the truth”) innamorati del cosiddetto US power metal e giunti ( (dopo il mini eponimo del 2002) al debutto autoprodotto sulla lunga distanza “Gates of twilight”.
Una segnalazione che, come facilmente intuibile, non riguarda la loro “originalità”, abbastanza limitata, ma la capacità di dosare in una maniera realmente ricca di buongusto e intelligenza tutti i tipici cliché del genere, sostenuti da doti tecniche di livello.
Saper aggiungere all’impasto sonico intriganti variazioni hard-rock, blues e doom, rende ancora più godibile la fruizione dell’albo, sicuramente “nostalgico” e tuttavia sviluppato con tanta cura e un certo acume.
Il vocalist Leo Unnermark (viste le proibitive ispirazioni primarie, uno dei principali elementi “sotto osservazione”), oltre a dimostrarsi un egregio epigono di Tate e Midnight, manifesta pure una certa versatilità espressiva, incorporando nel suo stile interpretativo sfumature vocali ereditate da Michael Matijevic, Ray Gillen e David Coverdale.
Al resto provvedono l’ottimo chitarrista (e bassista) Parker Halub e il poderoso batterista Mike Mayhem, a completare un team di musicisti dotati di tecnica, sensibilità e cultura, caratteristiche fondamentali per evocare, e senza eccessi parodistici, i gloriosi Crimson Glory nella fascinosissima openerLiar in love”.
Fall in line” accentua la componente aggressiva del suono, aggregando gli immancabili Iron Maiden al blasonato elenco dei capiscuola musicali, mentre in “Garden of Eden” i nostri scuriscono i toni del loro songbook, mescendo Whitesnake, Dio e Black Sabbath in un unico crogiolo sonoro.
Cry of the damned” è un altro buon esempio di hard n’heavy tagliente e avvolgente e se il clima di “She cries” (soprattutto nelle parti introspettive) rimanda nuovamente agli indimenticati autori di “Crimson Glory” e “Transcendence” (e “Strange and beautiful”, pure …), le successive “Lady of the lost” e “Leather and lace” riportano il mood dell’album sui tenaci sentieri dell’hard-blues, per poi concedersi subito dopo un ulteriore momento di suggestiva riflessione denominato “Slave of sorrows”.
Riuscire a citare a ragion veduta (primi) Queensrÿche, Candlemass e Judas Priest non è cosa da poco e se la title-track dell’opera riesce nell’intento è solo perché i nostri possiedono quel quid attitudinale che li distingue dalla massa, lo stesso “misterioso” fattore che consente all’evocativa “Into the sun” di trascinare l’astante in un magnetico crescendo emotivo.
Terminate le brevi annotazioni sul brillante contenuto di “Gates of twilight”, non mi rimane che eleggere i Wings Of Steel tra le “promesse” più interessanti della “scena”, da seguire con grande interesse nel loro percorso di auspicabile “maturazione” futura.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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Ultimi commenti dei lettori

Inserito il 30 ago 2023 alle 22:27

Gran bel disco! Album che si fa apprezzare, oltre che per la sua qualità, per la sua varietà compositiva, passando da influenze heavy-prog (Queensryche, Fates Warning e Crimson Glory su tutti) a doom e addirittura blues, come giustamente viene detto nella recensione. Una delle più belle sorprese del 2023!

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