Copertina 7,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2023
Durata:46 min.
Etichetta:Independent

Tracklist

  1. A WORD
  2. THE MAGICIAN
  3. OPEN HEART
  4. TWISTED TONGUE
  5. THE MAGICIAN 2
  6. THE KEY

Line up

  • Mattia Felgar Tavella: bass
  • Luca Fumasoli: drums
  • Pierre Baudin: guitars
  • Matteo Mammoliti: keyboards
  • Robert Movila: vocals, guitars

Voto medio utenti

Chi se l’aspettava un esordio cosi bello?

Mi riferisco a The Magician, debut album degli Heryos, band italianissima, praticamente sconosciuta, proveniente da Aosta.
Il sound che i Nostri ci propongono è un concentrato di sonorità heavy-doom, dalle tinte gotiche, in cui, oltre alle influenze classiche, vengono mescolate armonicamente tonalità musicali tra loro differenti, ora più brutali (complice la voce, a tratti gutturali, del cantante-chitarrista Robert Movila), ora più eleganti ed elaborate, tendenti al progressive. Questo "gioco di colori" è reso possibile per merito di chitarre che sanno azzannare, ma anche essere delicate, curate dall’accoppiata Robert Movila-Pierre Baudin e grazie alle tastiere di Matteo Mammoliti che tessono trame intime e raffinate.
Tale commistione di stili, che potrebbe ricordare vagamente (con le debite proporzioni) alcuni lavori degli indimenticabili Novembre del grandissimo Carmelo Orlando, confluisce in composizioni caratterizzate da atmosfere decadenti ma avvincenti e molto intime, dal sapore agrodolce, che generano un turbinio di pensieri ed emozioni forti, penetrando nelle vene dell’ascoltatore ed irradiandolo con la propria intensità, sin dall’iniziale A Word, passando poi per brani profondi, quali la stessa title-track, suddivisa in due capitoli, oppure l’intricata Open Heart, fino a giungere alla conclusiva The Key.
Insomma, a proposito di “the key”, avrete capito che la miglior “chiave di lettura” di The Magician è rappresentata proprio dalla sua profondità emotiva. Non che i membri degli Heryos siano sprovvisti di abilità tecniche, tutt’altro, ma è dal punto di vista squisitamente introspettivo che il disco riesce a spriogionare il meglio di sé, in maniera quasi sorprendente, considerando che è stato partorito da una band completamente esordiente, formatasi solo da un paio d’anni.
Ma evidentemente, quando il cuore batte forte e la musica proviene dal profondo delle viscere, l’esperienza conta relativamente. Dunque, ben venga la ventata di freschezza portata dagli Heryos e da altre giovani bands simili (autentiche “mosche bianche”al giorno d'oggi) che, con genuina passione e dovizia, mettono le loro doti tecniche e compositive al servizio del metallo!

Proprio una bella sorpresa! Se il buongiorno si vede dal mattino....


Recensione a cura di Ettore Familiari

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