Ostrogoth - Feelings of Fury (2023 reissue)

Copertina 8

Info

Past
Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:1987
Durata:39 min.
Etichetta:High Roller Records

Tracklist

  1. CONQUEST
  2. THE INTRODUCTION
  3. SAMURAI
  4. LOVE CAN WAIT
  5. WE ARE THE ACE
  6. THE HUNTER
  7. GET OUT OF MY LIFE
  8. WHAT THE HELL IS GOING ON
  9. VLAD STRIGOï

Line up

  • Pierre Villafranca: bass
  • Mario Pauwels: drums
  • Rudy Vercruysse: guitars
  • Juno Martins: guitars
  • Kriss Taerwe: keyboards
  • Peter De Wint: vocals

Voto medio utenti

Ho sempre trovato un qualcosa di eroico nel vedere questo o quell’artista che, nonostante magri risultati sul fronte commerciale, in qualche modo ha perseverato e con grande testardaggine ha continuato.
Ostrogoth, nonostante il precedente smacco discografico continuò, seppur la formazione si vide rivoltata come un calzino con un andirivieni di musicisti che avrebbe potuto presagire ad un disastro.

Purtroppo (o per fortuna?) “Feelings of Fury” fu un poderoso colpo di coda che fece da preludio allo split quasi definitivo di questi barbari amanti dell’Heavy Metal.
Album che vede un sunto di quanto fatto in precedenza dal gruppo e che nella sua classicità vede una certa eterogeneità nelle sonorità proposte: l’Epic iniziale rivive in canzoni come la bellissima “Samurai”, la marcia minacciosa di “The Hunter” o la conclusiva “Vlad Strigoi”; ci sono le atmosfere plumbee nell’intro “Conquest”.
Nel resto del Cd (o Lp/Mc), l’ultima tribù belga si divincola tra Hard Rock a stelle strisce ficcante, ma gagliardo al tempo stesso (la tastierosa “Love Can Wait”, la caparbia “We Are the Ace”) e l’Heavy Metal di scuola britannica (l’ottima “The Introduction”, la fragorosa “Get Out Of My Life” o la veloce “What The Hell Is Going On”), con addirittura qualche leggera venatura Blues Rock qua e là, oltre a qualche intaglio vagamente esotico.

Anche a livello di produzione e registrazione si continua sul suono pulito e levigato del predecessore, Peter De Wint sostituisce nel migliore dei modi il già bravissimo Marc "Red Star" de Brauwer al microfono con una voce potente come non mai e lil tappetto di tastiere non fa altro che rendere ancora più ottantiano il suono.

Ad un anno circa dal rilascio dell’album, Ostrogoth si arrese ad un mercato discografico sempre più spietato, per poi riformarsi in maniera fugace nei primi 2000 e successivamente in maniera più concreta negli ultimi anni con il rilascio di un Ep (il citazionista “Last Tribe Standing” del 2015) ed un’attività live che li porterà in ambienti prestigiosi per i cultori di certe sonorità.
Questo per ribadire che nel bene e nel male, negli ultimi anni c’è spazio per tutti in questo universo sempre più folle, strano e sbilenco.

Quella di Ostrogoth è una storia comune a tante compagini continentali (pensiamo ad esempio a Dark Quarterer o Sabotage, piuttosto che ad Heavy Load o a Sortilège) visto che all’infuori della Germania (Scorpions e Accept su tutti), nell’Europa continentale rimasero le briciole rispetto a quanto raccolto nella terra d’Albione.
Lunga vita quindi alla High Roller che, facendo delle ottime ristampe, ridà un minimo di visibilità a queste compagini sfortunate che invece meriterebbero un’altra possibilità.

Recensione a cura di Seba Dall

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