Valdrin - Throne of the Lunar Soul

Copertina 6,5

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2023
Durata:73 min.
Etichetta:Blood Harvest

Tracklist

  1. NEVERAFTER
  2. GOLDEN WALLS OF AUSADJUR
  3. SEVEN SWORDS (IN THE ARSENAL OF STEEL)
  4. PALADINS OF AUSADJUR
  5. SOJOURNER WOLF
  6. THE HIEROPHANT
  7. VAGRANT IN THE CHAMBER OF NIGHT
  8. HOLY MATRICIDE
  9. THRONE OF THE LUNAR SOUL
  10. TWO CARRION TALISMANS
  11. HYMN TO THE CONVERGENCE

Line up

  • James Lewis : bass
  • Ryan Maurmeier : drums
  • Carter Hicks : vocals, guitars, keyboards
  • Colton Deem : guitars

Voto medio utenti

I Valdrin sono un gruppo finlan ehm no, sono americani, da Cincinnati, Ohio, e suonano ... come un gruppo finlandese, su questo non ci sono dubbi, se infatti prendete la nutrita discografia dei finnici Kalmah, ci aggiungete le tastiere dei primi Children Of Bodom (ovviamente anche loro finlandesi come ben sappiamo) e buttate qua e la qualche piccola spruzzatina di Amon Amarth (nelle parti più trallalà power death) avrete l’esatto sound della band. Una volta spoilerato ciò che troverete in questo ‘Throne Of The Lunar Soul’ non vi resta che decidere se questo genere di melodic black metal (a leggerissime tinture death) fa, o meno, al caso vostro, perchè come chiaramente comprensibile, di sorprese non ce ne sono, non fosse per qualche bagliore di synth qua e la e poco più. A me personalmente questo genere non fa impazzire e ancor meno in quest’album che ha uno dei suoi punti deboli nell’eccessiva durata, infatti 73 minuti di “happy melodic black metal” proprio non li sopporto ...Da dimenticare anche la copertina, veramente amatoriale e grezza . Faccio uno sforzo enorme e , tralasciando a fatica i gusti personali, non mi rimane che attirare la vostra attenzione su questi 11 brani se siete degli amanti del genere perchè in effetti i brani sono ben suonati e ben arrangiati , aiutati anche da una produzione che riesce ad esaltare la leggerenza e la dinamicità dell’offerta ... Pur essendo già il quarto album ‘Throne Of The Lunar Soul’ dimostra ancora una certa inesperienza nel songwriting del gruppo, infatti il lavoro pur essendo globalmente accettabile, con la lunga ‘Holy Matricide’ come punto massimo dell’opera, non riesce mai a soprendere o entusiasmare più di tanto, lasciando una certa vena apatica prendere il sopravvento durante l’ascolto. Consigliato ai fanatici del genere.

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