Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2023
Durata:46 min.
Etichetta:The Sign Records

Tracklist

  1. DEMONS IN THE NIGHT
  2. MAD STRANGER
  3. THE CROWS
  4. CHILD OF THE DEVIL
  5. KEEP ON MOVIN
  6. CHILDREN OF THE SUN
  7. I’M READY
  8. TIME IS ON YOUR SIDE
  9. TEXAS DANCE
  10. WHAT YOU WANT
  11. WHERE I BELONG

Line up

  • Jani Lehtinen: vocals, guitar
  • Felix Gåsste: guitar
  • Anton Fors: bass, backing vocals
  • Martin Borgh: organ, keyboards
  • Daniel Heaster: drums, percussions

Voto medio utenti

Sono abbastanza convinto che se chiedete ai rockofili della mia generazione in quale epoca avrebbero voluto vivere (in maniera attiva e consapevole …), la risposta sarebbe nel periodo tra la fine degli anni sessanta e i settanta, momento aureo per creatività e ideali (artistici e non …), che vede la nascita e la consacrazione di un suono che assume la forma capace di identificarlo, nelle sue varie sfumature, ancora oggi.
Ora, sebbene attualmente la situazione (politica, sociale, economica, …) sia molto diversa, anche nel 2023 ci sono un sacco di gruppi che sembrano costruiti per farci “credere” che il mondo della musica sia ancora fatto di divertimento, ma anche di idee e sperimentazione, emulando “gente” come Iron Butterfly, Cream, Uriah Heep, Deep Purple e (primi) Scorpions, e illudendoci che là fuori la trap e l’urban pop (!) non siano in testa alle classifiche e AutoTune e TikTok siano vocaboli privi di significato.
Tra questi abili “illusionisti” si collocano certamente gli Svartanatt, un quintetto svedese che sembra davvero provenire dal “passato”, quasi si trattasse dei famosi Argonauti del Tempo di Wells-iana memoria.
Last days on Earth” è infatti un disco che s’ impregna pienamente di fonti sonore illuminate da gloria immortale e lo fa con una tale “purezza” e feeling da rendere anche il più insistente dei deja-vu una faccenda “normale” per dei fieri rappresentanti della scena musicale di una cinquantina di anni fa.
E invece la band in questione si è formata nel 2014 (e testi e titolo dell’opera sono effettivamente intrisi di un “pessimismo” molto contemporaneo …) e quindi “razionalmente” questo aspetto non può che limitarne la personalità tout court, mentre rimane elevata la credibilità con cui possono attirare l’attenzione di chi, per esempio, apprezza Graveyard, Rival Sons, Dead Lord o Horisont.
E allora iniziamo a porre il selettore della macchina del tempo sul 1969, trovandoci, grazie a “Demons in the night” in mezzo a una jam-session tra Rolling Stones, Mountain e Ten Years After, per passare alle fluide e ruvide frenesie di “Mad stranger” e immergersi con “The crows” in un pulsante ed evocativo crogiolo sonoro che probabilmente piacerebbe anche a Ian Anderson.
Child of the devil” aggiunge Steppenwolf e The Godz ai plausibili riferimenti degli Svartanatt, mentre con “Keep on movin” si affacciano sul proscenio pure Santana e The Allman Brothers Band, raggiunti subito dopo dai The Animals per fornire un’adeguata fonte d’ispirazione alla malinconica “Children of the sun”.
I’m ready” chiama in causa i Deep Purple, “Time is on your side” i The Who mescolati con i suoni jingle-jangle delle chitarre, a cui si contrappongono le atmosfere crepuscolari e sixties di “Texas dance”.
Dopo il gustoso numero di boogie-progWhat you want” e l’avvolgente e vibrante “Where I belong” (impreziosita da una tromba davvero suggestiva), l’indicatore del fantomatico mezzo di trasporto temporale ritorna a segnare 2023 (quasi 2024, ormai …) e vi ritroverete di nuovo a verificare le notifiche sullo smartphone, a controllare i social media e magari a leggere le mie parole su questa rivista virtuale … per fortuna la musica degli Svartanatt resta a disposizione e l’illusione creata da “Last days on Earth” si può replicare a volontà.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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