Copertina 8

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2002
Durata:55 min.
Etichetta:Dragonheart
Distribuzione:Audioglobe

Tracklist

  1. ARGOS DIED TWICE
  2. KING OF TERROR
  3. OFF THE BEATEN PATH
  4. JAIL TV
  5. WARRIORS (WHEN THE BATTLE CALLS)
  6. PIT OF CHARMING SNAKES
  7. WHERE SKYE MEETS THE SEA
  8. DOOM OF THE DARKSWORD
  9. THE ANCIENT PROPHECY
  10. OVERDOZE
  11. GATES OF MERCY

Line up

  • Folco Orlandini: vocals
  • Piero Paravidino: guitars
  • Paolo Chiodini: guitars
  • Andrea Tito: bass
  • Andrea Garavaglia: drums

Voto medio utenti

Dopo il piccolo assaggio di qualche mese fa, ecco che finalmente posso ascoltare "Off the Beaten Path" nella sua completezza. Nell'edizione definitiva i quattro brani di cui vi avevo già parlato si piazzano uno dietro l'altro all'inizio della tracklist, quindi se ne aggiungono altri 7, anche se tra questi "The Ancient Prophecy" si rivela solo un breve interludio. Gli ascolti ripetuti di "Off the Beaten Path" confermano le impressioni che avevo avuto ai tempi dell'anteprima: i Mesmerize, senza stravolgere il proprio sound, hanno saputo superarsi, riuscendo ad evitare il "complesso del secondo album", scoglio sul quale sono naufragate invece parecchie altre bands. Rispetto al disco di esordio ("Tales of Wonder" uscito quasi quattro anni fa!), è evidente la differenza nel modo di cantare di Folco Orlandini, che, pur non disdegnando di salire in alto in acuti da brivido, canta in maniera più calda ed aggressiva, privilegiando il feeling all'aspetto puramente tecnico. Anche la produzione, non troppo patinata e più vicina ad un sound ottantiano, sembra evidenziare questa scelta. Per di più sui nuovi pezzi i Mesmerize hanno aumentato notevolmente i ritmi ed incattivito anche il suono delle chitarre, sopratutto negli assoli. Tutto questo non sposta di una virgola l'attaccamento del gruppo ad un Heavy Metal che predilige le influenze del metal classico (ma stavolta evito di ripetere i soliti nomi!), rispetto a quelle legate all'Epic ed in misura ancor minore al Power. Anche la scelta del titolo dell'album sottolinea la decisione del gruppo di evitare di prendere la via più facile, per imboccare "quella meno battuta", quella che in questo caso guarda musicalmente al passato. Ad ogni modo i Mesmerize hanno una loro precisa personalità, e se questa è certamente dovuta in gran parte alla presenza di Orlandini alla voce, è altrettanto vero che sono un gruppo affiatato e completo, con validi elementi nella sezione ritmica rappresentata dai due Andrea, Tito al basso e Garavaglia alla batteria, e gli altrettanto bravi chitarristi, Piero Paravidino e Paolo Chiodini: cinque "incantatori" che suonano musica vera... ovviamente True Metal! Se da un lato la produzione dell'album non è delle più brillanti, dall'altro il lavoro svolto dietro al microfono e negli arrangiamenti è decisamente curato (si notino ad esempio le doppie voci che si rincorrono), probabilmente anche per la maggiore esperienza accumulata in questi ultimi anni. Non entro troppo nei dettagli dei singoli brani, per non dilungarmi troppo, per evitare di ripetermi sui primi quattro pezzi, ma sopratutto perché non ci sono canzoni che prevalgono sulle altre, a rafforzare la compattezza di un album che, con il supporto della Dragonheart, dovrebbe finalmente portare i giusti riconoscimenti ad una delle migliori (ma altrettanto sottovalutate) band del panorama italiano. Ecco comunque un paio di note. La prima sui testi, con i Mesmerize che evitano la scelta del concept album, preferendo narrare storie ispirate da film, fumetti e allegorie, come avvenuto a suo tempo su "Tales of Wonder", al quale si riallacciano sia "Doom Of The Darksword" basata sulla trilogia della Spada Nera di M. Weis/T. Hickman", sequel, anche in alcuni riffs, di "Forging The Darksword", sia "Argos Died Twice" che continua con l'ambientazione sci-fi già presente in "Children Of Reality". La seconda riguarda "Where Skye Meets The Sea", un brano dalle tinte folk, un po' alla Blind Guardian, dominato dalle chitarre acustiche e dalla prova di Orlandini (stupendo il coro!), che evidenzia, insieme alla title track di cui avevo già parlato nell'anteprima, un aspetto sinora inedito del gruppo. Ora alla band spetterà il compito, se non di migliorarsi ancora, di creare almeno un altrettanto buon album, vedremo!
Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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