Metro Society - The London Conspiracy Chapter I 1898

Copertina 5

Info

Anno di uscita:2024
Durata:46 min.
Etichetta:Independent

Tracklist

  1. LONDON 1898
  2. CITY STREETS
  3. LOST SOULS
  4. PIECES OF THE PAST
  5. SOCIETY
  6. UNDERGROUND
  7. INFERNO

Line up

  • Ian Ringler: bass, keyboards
  • Bill Mangold: drums
  • Chris Mangold: guitars, keyboards

Voto medio utenti

In una fumosa Londra di fine ‘800, un detective indaga sul misterioso omicidio commesso ai danni del suo mentore, un ex commissario di polizia ormai in pensione. Gli indizi raccolti lo porteranno a fare delle scoperte sconcertanti riguardanti sporchi giochi politici, società segrete, fino addirittura a collegare il suo caso a quello degli assassini, verificatisi ben dieci anni prima, per mano del famigerato "Jack Lo Squartatore”.

Questo l’intrigante racconto che sta alla base del nuovo lavoro discografico degli statiunitensi Metro Society, intitolato The London Conspiracy Chapter I: 1898.
Purtroppo però, è bene specificarlo subito, musicalmente il disco non è assolutamente all’altezza delle aspettative generate dalla sagacia narrativa del concept.
L’album, che si muove sempre all’interno di coordinate dal sapore squisitamente heavy-prog, viene sviluppato attraverso sette tracce, tra loro ovviamente collegate, le quali tuttavia, alla lunga, sembrano perdere il proprio filo conduttore, mostrando una preoccupante carenza di pathos e rivelandosi eccessivamente statiche e oltremodo prevedibili.
Un vero peccato!
Anche perchè i componenti dei Metro Society sono tutt’altro che dei novellini.
Siamo infatti al cospetto di musicisti validi sotto il profilo tecnico ed esperti; a tal proposito spicca, su tutte, le figura del bassista Ian Ringler (ex-Magnitude 9).
Eppure, le composizioni non funzionano come dovrebbero; mancano di passione, attestandosi su trame sonore piatte, prive di veri e propri picchi emotivi o di cambi di marcia degni di nota, risultando inevitabilmente poco incisive e talvolta sconclusionate.
Si vive di leggeri sussulti, come in occasione di Lost Souls, coi suoi echi di matrice tipicamente Fates Warning, o della strumentale Society, i cui riferimenti invece sono rivolti ai Dream Theater, ma sinceramente, non è sufficiente e sarebbe lecito attendersi molto di più a livello di song-writing.

Si può dunque tranquillamente affermare che quanto espresso dai Metro Society in questo album, non riesce a rendere giustizia a un concept di ben altre ambizioni, dotato di un notevole fascino narrativo, rispecchiato pienamente dall’artwork ma che invece, dal punto di vista prettamente musicale (che poi è quello che interessa in questa sede), avrebbe meritato miglior sorte.
Chissà...magari sarà per il secondo capitolo!


Recensione a cura di Ettore Familiari

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