Coltre - To Watch With Hands... To Touch With Eyes

Copertina 6

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2024
Durata:52 min.
Etichetta:Dying Victims Productions

Tracklist

  1. FEAST OF THE OUTCAST
  2. TO WATCH WITH HANDS... TO TOUCH WITH EYES
  3. RAT RACE
  4. WHEN THE EARTH TURNS BLACK
  5. FRIENDS AREN’T ELECTRIC
  6. THROUGH THE LOOKING GLASS
  7. TEMPTRESS
  8. OBLIVION

Line up

  • Marco Stamigna: vocals, guitars
  • Max Graves: bass
  • Daniel Sweed: guitars
  • Edoardo Mariotti: drums

Voto medio utenti

Con il primo albo dei Coltre ci troviamo ancora una volta di fronte all’annoso dilemma … è meglio riascoltare i “vecchi” capolavori di Iron Maiden, Diamond Head, Demon, Angel Witch e Grim Reaper o rivolgere le proprie attenzioni all’ennesima band che nel 2024 tenta (più o meno faticosamente) di replicarne lo spirito espressivo e stilistico?
Risposta per qualcuno forse “scontata”, ma se esiste addirittura una categoria sonora denominata NWOTHM e ci sono parecchi estimatori di “gente” come Amulet, Deadwolff e Night Demon evidentemente la fiera continuazione della “tradizione metallica” può contare su numerosi paladini.
Appurato ciò, e rivolgendosi proprio ai suddetti sostenitori dei discepoli contemporanei del classic-metal ottantiano, è anche necessario ravvisare come il quartetto londinese in questione non sia “esattamente” all’altezza dei migliori interpreti odierni del settore e che la loro prova sulla lunga distanza sia indirizzata a chi apprezza le soluzioni sonore maggiormente “ruspanti” e impastate con l’hard-rock (UFO, The Godz, … alla maniera, per esempio, di certi Jameson Raid), il tutto intriso di una “componente nostalgica” davvero pressante.
Ciò non toglie a “To watch with hands ... to touch with eyes”, impreziosito dall’eccellente artwork di copertina, di esternare un’accettabile gradevolezza d’ascolto, alimentata dalle galoppate di “Feast of the outcast” e "When the Earth turns black”, ed in misura ancora maggiore dalle caligini della title-track e di "Through the looking glass”, dalla melodia allettante (tra UFO e Thin Lizzy …) concessa a “Rat race” e dalla brumosa “Oblivion”, da eleggere come la traccia più “ambiziosa” dell’intero programma.
Le ultime notazioni le riserviamo, infine, alla prevedibile sollecitudine di “Temptress” e a “Friends aren’t electric”, descritta come una sorta di “risposta” alla celebre “Are "friends" electric?” dei Tubeway Army e alla prova dei fatti non particolarmente entusiasmante.
L’operazione “celebrativa” attuata dai Coltre, da ammirare per la viscerale e credibile attitudine, appare dunque fin troppo “sfacciata” e riuscita solo in parte … per il futuro, confidiamo in una salvaguardia della Grande Storia della NWOBHM meno rigidamente dogmatica e più incisiva.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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