I
Greve, qui alla terza fatica di lunga durata, non sono nati per innovare o per sorprendere: la musica di
Swartadauþuz, mente del progetto, è un omaggio, di pregevolissima fattura, alla seconda ondata del black metal scandinavo, niente di più e niente di meno.
Come in occasione delle uscite precedenti, in
"Bleknat bortom evig tid" ascolterete il misticismo e la misantropia dell'estremo nero, sarete stretti nella morsa di melodie oscure mai stucchevoli e, soprattutto, vivrete l'esperienza di distacco dal mondo "concreto" che solo questo genere, quando realizzato con questa perizia, può regalare.
I
Greve sono molto abili nell'unire tutti i tasselli della propria proposta, muovendosi con disinvoltura sul pentagramma tra momenti maggiormente atmosferici, tremolo picking glaciale, accenni in chiave sinfonica, e sapienti armonizzazioni che sono esaltate dalla nitida produzione e dalle capacità strumentali, tutt'altro che ordinarie, dei musicisti coinvolti, il tutto senza mai dare l'impressione di essere forzati o fuori tempo massimo.
Dunque
"Bleknat bortom evig tid" è un album per nostalgici?
Certamente si, ma è anche un lavoro di alta qualità (magari un filo sotto ai suoi predecessori) che le nuove leve di ascoltatori (esistono?) dovrebbero ascoltare con attenzione per capire cosa sia davvero il Black Metal e cosa rappresenti il suo messaggio spirituale di pura alienazione, e non limitarsi, quindi, alla sola immagine che, troppo spesso, distrugge una musica che, al contrario, vive di sostanza e passione (estrema).
I
Greve sono, ancora, un simbolo di ciò che non è mai morto.
Sono l'essenza di chi crede nel valore della musica.
Sono uno schiaffo al becero buonismo ed un dito medio alla mediocrità.
A voi supportare i veri artisti e non i pagliacci tutti unicorni, spade di plastica e arcobaleni scintillanti di vile ipocrisia.
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