Navigando senza una vera “meta” negli anfratti melodici della
Rete, sono rimasto abbastanza sorpreso nel riscontrare così tanti entusiastici e unanimi apprezzamenti per i Midnite City e il loro “
Bite the bullet”.
Uno stupore (piacevole, sia ben chiaro …) non dettato dalla qualità della proposta, di notevole statura (tanto che l’opera, da me recensita su queste stesse colonne, a posteriori avrebbe probabilmente meritato una valutazione leggermente più alta …), bensì dalla sua tipologia stilistica, completamente devota alla storia dell’
hair-metal ottantiano.
Per anni bistrattato e deriso, evidentemente il suono edonistico e “festaiolo” degli
eighties ha riconquistato una certa “credibilità” artistica nei gusti dei
rockofili, anche in quelli più esigenti ed esperti, non infastiditi da richiami tanto evidenti a Ratt, Def Leppard, Poison e Trixter.
Ebbene, a tutti loro è indirizzato anche il secondo
album dei
Nite Stinger, valoroso quintetto di San Paolo alimentato dalle medesime velleità espressive e in grado di sollecitare in maniera piuttosto decisa i sensi di chi, oltre ai suddetti britannici, sostiene il lavoro di decodifica dei “sacri dogmi” del genere sviluppato da Crazy Lixx, Crashdïet e Kissin' Dynamite.
“
What the nite is all about” si rivela infatti una bella raccolta di
riff cromati, cori da cantare a squarciagola e rari momenti di “virile” languidezza, confezionata da un gruppo che dimostra di conoscere piuttosto bene la “materia” e i suoi “antichi” protagonisti.
A questo proposito, la presenza di
Stevie Rachelle (Tuff), gradito ospite nell’incalzante e “stradaiola”
title-track dell’albo, funge un po’ da
imprimatur nei confronti di una formazione che tuttavia offre altrove il meglio della sua dedizione al mitico
sound del
Sunset Strip, come accade nell’inno apripista “
You know why”, nella grinta di “
Your own way to be”, nell’adescante "
Only you” e poi ancora nella suadente “
High above” e in “
Highway bound”, intrisa della leggendaria carica armonica del
class-metal californiano.
Appena inferiori a livello di
grip sensoriale appaiono “
The night is never over” (bello, però, il
chorus da “arena”), “
Love & freedom” e la
metallica “
Fantasy”, mentre “
All the love that you need” è l’unica vera, e non particolarmente “impressionante”, concessione romantica di “
What the nite is all about” e la pulsante “
Reach the sky” pone il sigillo finale ad un disco che si colloca con un certo rilievo tra le riletture del
metallo melodico di carattere
anthemico e gaudente.
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