"Kesima in the Depths" di
Shungkan è un’opera che si impone con un’immediata e inesorabile intensità nel panorama del black metal indipendente. Il progetto, condotto dall'indonesiano
Hidabane in totale autonomia, si muove con decisione all’interno di un raw black metal estremamente lo-fi; un universo sonoro in cui l’arte primordiale del genere viene riproposta senza filtri e con un rigore formale che non ammette compromessi.
Il suono è deliberatamente grezzo: chitarre scarne, ritmiche taglienti e una produzione che abbraccia l’estetica dell’imperfezione, richiamando gli archetipi della Fiamma scandinava, e l’approccio minimalista di pionieri come
Burzum e
Ildjarn. La scelta timbrica non è meramente nostalgica, ma funzionale a evocare un clima di desolazione e introspezione radicale, in cui ogni sfumatura diventa parte integrante dell’esperienza emotiva dell’ascoltatore.
Pur rigorosamente ancorato a questa matrice,
"Kesima in the Depths" presenta nervature melodiche e stacchi che, in alcuni passaggi, suggeriscono una tensione verso orizzonti più ampi. Questi momenti — pur mantenendo un’attitudine cruda e spoglia — richiamano talvolta atmosfere che potremmo definire, con un termine non del tutto azzardato, vicine a strutture di tipo post-black, senza però abbandonare la brutalità essenziale del genere.
Il pathos malinconico che attraversa l’album è palpabile: non si tratta di fredda astrazione, ma di una malinconia vissuta, quasi carnale, che trova affinità con certe espressioni depressive del DSBM più primitivo. In questo senso, l’attitudine di
Shungkan può ricordare l’approccio tormentato e solitary di gruppi come i
Downing the Light e la sguaiatezza dei finlandesi
Noenum.
L’album non è immediatamente accessibile: l’estetica fortemente lo-fi può mettere all’erta chi cerca una produzione pulita, e richiede ascolti ripetuti per far emergere appieno le sfumature compositive. Tuttavia, questa stessa scelta è parte integrante dell’intento artistico:
"Kesima in the Depths" non si appoggia alla mera estetica dell’oscurità, ma la esprime dall’interno, con una tensione emotiva autentica e una struttura compositiva che evita banalità.
Complessivamente, l’album si conferma un lavoro di grande spessore per gli appassionati del nero più puro e radicale. Un disco che a ogni ascolto restituisce nuove ragioni per farvi ritorno.
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