Copertina 7

Info

Genere:Death Metal
Anno di uscita:2026
Durata:34 min.
Etichetta:Time to Kill Records

Tracklist

  1. HEALING THE WOUND
  2. THE BLINK
  3. ACCABADORA
  4. WEAR THE NIGHT AS A VELVET CLOAK
  5. LE DIABLE AND THE SNAKE
  6. MOTHER DEATH
  7. DROPS OF SORROW
  8. SACRED FIRES

Line up

  • Ciufs: bass
  • Teo: drums
  • Rappo: guitars
  • Monti: guitars
  • Pam: vocals
  • Moqi: guitars

Voto medio utenti

Negli ultimi anni, se si parla di underground estremo non si può non fare i conti con la Time to Kill: Necrodeath, Undertakers, Scheletro, Napoli Violenta, Rescue Cat, Methedrine, Fulci, Buffalo Grillz, Cani dei Portici e molti altri nomi che vanno a formare una scuderia di tutto rispetto, con particolare attenzione alle scene del centro-sud, che per ragioni infrastrutturali e geografiche hanno molte più difficoltà rispetto alle scene più a nord.
Dopo un ep e un full d’esordio, con il secondo capitolo discografico maggiore, Skulld entra nel roster della Time to Kill in questo 2026.

Parlando di underground immagino che il lettore medio di Metal.it non saprà cosa combinano questi emiliani ed è presto detto: Skulld fa un Death Metal dai connotati sweedish vecchia scuola (niente cazzate che hanno annacquato il genere come In Flames e disgrazia assortita), con voce femminile e da un certo savoir fair tutto tipicamente Punk Hardcore, infatti la band è più facile beccarla in contesti Hc oriented che non in quelli Metal.

Il bello della band trattata oggi è che il Death Metal lo sa fare e non sono degli improvvisati scappati di casa: i rallentamenti presenti non fanno il filo ai breakdown (spesso insensati) che imperversano nel Deathcore e affini, hanno un reale senso e rendono poi più dinamiche e interessanti le canzoni presenti, facendo risaltare le accelerazioni da “pogo” che spesso sfociano in brucianti blast beat. Il riffing tessuto dai chitarristi non è mai troppo intricato e questo non fa perdere il groove e la pesantezza sonora che spesso negli ultimi anni è stata sacrificata sull’altare per un’ostentazione tecnica fine a sé stessa.
Presente pure una sibillina vena melodica, a volte anche sulfurea: l’unica cosa che mi sento di dire è che a volte una struttura più dritta e in your face darebbe ancora più efficacia ad alcuni episodi presenti in questa mezz’oretta di musica.

Con un disco del genere mi auguro che Skulld possa farsi largo nel panorama del Death Metal underground italiano, perché con canzoni del genere la band se lo merita e chi li ha visti live sa quanto questi musicisti possano sprigionare potenza ed efficacia sopra le assi di un palco.


Recensione a cura di Seba Dall

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