Questo secondo album dei giapponesi
Invictus segna un’evoluzione chiara e coerente rispetto al debutto.
“Nocturnal Visions” (
Me Saco un Ojo Records) si presenta come un disco di death metal classico, pesante e compatto, che abbandona in larga parte le contaminazioni thrash che caratterizzavano il primo full-length.
Se in precedenza la band si muoveva su un death metal maggiormente ibridato con il thrash, includendo passaggi groove e soluzioni riconducibili alla scia di gruppi come
Pestilence e
Demolition Hammer, qui l’approccio è decisamente più radicato nel death metal in senso pieno. Le coordinate stilistiche guardano con decisione alla tradizione statunitense, richiamando nomi come
Monstrosity e
Immolation, ma più in generale l’intero filone del death metal americano più solido e muscolare.
All’interno di questo impianto non mancano comunque momenti particolarmente densi, caratterizzati da texture profonde e oscure, in cui il lavoro chitarristico assume un ruolo centrale. Soprattutto nei passaggi più lenti emerge un groove marcato e opprimente che può richiamare anche la scuola europea, con evidenti affinità con realtà come
Bolt Thrower e
Benediction, senza dimenticare certi richiami ai
Sinister.
“Nocturnal Visions” è dunque un album convincente, solido e stratificato, che non cerca soluzioni raffinate o artificiose, ma punta dritto alla sostanza: potenza, devastazione, atmosfera catacombale e un suono pesante, mastodontico nel suo incedere. Non c’è nulla di realmente nuovo sotto il sole, ma la resa complessiva è di alto livello e conferma il gruppo come interprete credibile e autorevole del death metal tradizionale.
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