Quarto album, quarto centro pieno.
La scena black metal norvegese non è più, da tempo, quella indimenticabile dei primi anni '90, ma questo non vuol dire che nel paese di fiordi non vi siano eccellenze musicali.
Se da un lato, infatti, i Kaevum rappresentano l'elite in campo "vecchia scuola", i misteriosi
Misotheist sono tra le punte di diamante della scuola più moderna, quella fatta di ferocia e dissonanze che tanto deve alla evoluzione francese del genere.
Nel suo ambito il gruppo di
B. Kråbøl ha davvero pochi rivali e
"De Pinte", rilasciato dalla
Terratur Possessions, si staglia, austero e marcio, come un punto di riferimento, rappresentando, a mio avviso, quanto di meglio fatto, ad oggi, dai
Misotheist i quali sono riusciti a scrivere quattro brani, di cui l'ultimo di oltre venti minuti, nei quali troverete l'essenza del male e della nera fiamma: nei solchi di questo lavoro, ve ne renderete conto, scorrono dolore e rigorosa misantropia che vengono veicolati da una struttura sonora lacerante, brutale e minacciosa, fatta di rallentamenti sulfurei e spaventose accelerazioni, il tutto "poggiato" su una produzione perfetta, lontanissima dai suoni plasticosi in voga oggi, su un riffing contorto e dissonante, e su vocalizzi che rappresentano la dannazione dell'animo umano.
"De Pinte" è un album che non lascia tregua, spaventa per la sua logica nera, distrugge ogni cosa al suo passaggio quando i
Misotheist esprimono la loro rabbia, diventa inquietante quando i mid tempos ti stringono la gola lasciandoti senza fiato, e, in ultimo, dipinge un quadro inumano di spietata superiorità e vera devozione al senso ultimo di un genere, il Black Metal, che sempre dovrebbe essere lontano dalle masse perchè disturbante e alieno da ogni forma di laccato buonismo.
In questi quattro brani, con la doverosa menzione per la
strepitosa suite finale, non troverete ammorbidimenti o concessioni di alcun tipo, ma solo desolazione e grandissima arte estrema, quell'arte che solo in pochissimi sono in grado di produrre ed ancora meno in grado di capire, quell'arte che è il vero Black Metal al quale, quando fatto in questo modo, occorre inchinarsi ed applaudire in rigoroso silenzio e strisciante paura.
Lavoro eccezionale.
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