Mi sono avvicinano con non poca curiosità all'esordio degli
Executioner Steel, soprattutto dopo aver scoperto che questo quartetto proveniva dal Bangladesh, anche perché non ho memoria di aver mai ascoltato prima una Metal band dal Paese del Bengala.
Lo ammetto: di primo acchito non è che "
Rage of the Thunderstorm" mi avesse conquistato, con quella lunga e insipida introduzione che mostra ben poca fantasia già a partire da titolo ("
The Awakening"), ma quando parte la seguente titletrack mi si drizzano le orecchie: "
pensa te... ecco del sano e onesto Heavy Metal!". Già, lasciata in un angolo l'inventiva e sorvolando su tutti gli stereotipi che infarciscono titoli e testi delle varie canzoni, quello che ne emerge è uno schietto e piacevole tributo alla scena Heavy & Epic Metal degli anni '80.
Le buone sensazioni proseguono con le manowariane "
Warriors of Steel" e (la ritmata) "
Defenders of Metal" intercalate dal fugace interludio "
March to War", due canzoni che tengono fede alle intenzioni degli
Executioner Steel, e anche la voce, non particolarmente educata ma calda e propositiva, di
Uzzair K. Xion calza a pennello nel contesto, donando al brano quell'enfasi che compensa qualche ingenuità che fa capolino qua e là, rimandando ai primi passi di formazioni come Majesty, Wizard o Hellish War.
"
Heralds of the Sword", dopo un infervorato appello contro il
False Metal da parte di
Xion, si rivela un'interessante traccia strumentale che più che ai Manowar (che comunque non mancano mai di far sentire la propria influenza) fa pensare agli Iron Maiden, soprattutto nel guitarwork di
Saif Saleh. Mi avvicino quindi a "
Wrath of Desire", speranzoso in un bell'assalto sonoro (visto il titolo assegnatogli), ed invece mi trovo di fronte ad un episodio che parte in sordina e poi punta tutto sulla melodia, dove anche la voce ruvida di
Xion (si potrebbe azzardare una via di mezzo tra David DeFeis e J.D. Kimball con un pizzico di Bruce Dickinson) appare a suo agio, sia quando si deve librare sugli arpeggi di chitarra sia quando le atmosfere si fanno un po' più intense ed in crescendo, sempre sotto la guida efficace di un sorprendente
Saleh. La partenza della più spedita "
Valiant Queen" per un attimo mi ha fatto venire in mente i Gotham City ma dopo poche battute l'equilibrio si sposta maggiormente verso lo US Power Metal di formazione come Omen o Brocas Helm, mentre da "
Ragnarok", ben tratteggiata dal basso di Marzuk Ahmed Khan Mojlish, mi sarei aspettato un maggior impatto epico e drammatico, invece, gli
Executioner Steel sembrano trattenere le redini, per un comunque discreto blend di Manilla Road e Medieval Steel. Quello che non frenano nella conclusiva "
Keepers of the Eternal Flame" è invece l'ispirazione al "peggior" Joey DeMaio, dato che decidono di chiudere l'album non con un bel pezzo battagliero e anthemico, ma con un lungo spoken, un monologo che è una chiara dichiarazione d'intenti - ovviamente - a favore dell'intransigenza metallica.
Da segnalare come l'artwork sia stato realizzato dallo stesso cantante, con in primo piano quei tre guerrieri pronti a difendere la fede metallica da ogni nemico e - anche in questo - assolutamente in linea con la sua controparte musicale.
Promossi ampiamente, si meritano tutto il mio/nostro supporto: l'underground è vivo... anche in terre lontane e poco conosciute.
Like A True Warrior, I Shall Not Kneel
Long Live Heavy Metal
Metal.it
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