"Exequiae" è una messa funebre al rallentatore, maestosa, disperata, senza compromessi, e rappresenta la dichiarazione più convincente della band fino ad oggi, che tratta il Funeral Doom come una vera forma d'arte.
La presentazione che accompagna il nuovo lavoro dei
Lone Wanderer descrive, in modo sintetico, e mirabile, l'essenza di un'opera maestosa, profonda, sublime nella sua pesantezza.
Il Funeral Doom Metal è un genere estremo affascinante nel suo immobilismo sonoro, "insopportabile" nel suo intrinseco dolore, lancinante per come riesce a scavare solchi profondissimi nella tua anima, ed i
Lone Wanderer ne sono interpreti eccellenti perchè, senza inventare niente o ricorrere a stramberie assortite, ne sublimano la profondità attraverso cinque monoliti di impenetrabile grigio, cinque inni che squarciano il paesaggio di dio come lame arrugginite, cinque gioielli di infinita lunghezza che, lenti come lo scorrere di un fiume, modellano la roccia tra deflagranti esplosioni metalliche, voce catacombale e brevi, ma intensi, momenti di stasi alternati all'incedere inconsolabile di un ammasso di note che vi schiaccerà come insignificanti insetti.
Questo è il suono romantico della fine di ogni stagione.
Qui l'atmosfera disperata è l'unico manto che vi "proteggerà" dal gelo della vostra anima.
Tra queste note dimora, come una creatura megalitica, il disfarsi della cultura faustiana che si sciogle nel dolore e nella disperazione esistenziale in un percorso che il gruppo aveva iniziato, a livello tematico, nel disco precedente e che qui trova la sua più densa e travolgente manifestazione.
Una manifestazione, neanche a dirlo, di patimento assoluto ma anche di straordinaria Arte sonora che spazza via, impietosa, la misera umanità e la sua delirante pretesa di conoscenza assoluta.
Capolavoro.
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