Nel 2025, da una convergenza di volontà oscure,
Ifrit chiama a sé
Arian Inferno,
Hanael e
Qorin: così prende forma
Qurun, entità notturna evocata più che fondata.
Nel 2026 la creatura si manifesta con il primo EP autoprodotto,
"Iron Horse of Dominion".
Il loro è un black metal che affonda le radici nella tradizione svedese, sospeso tra stregoneria, visioni abissali e conflitti primordiali che non appartengono alla storia, ma alla struttura stessa del reale. Non semplici battaglie terrene, bensì urti sottili tra forze che si contendono l’asse invisibile dell’ordine cosmico — talvolta con un’eco epica, marziale, come di eserciti infernali intravisti oltre il velo, mai completamente rivelati.
L’ascolto si configura come un atto di invocazione: un avanzare rituale verso un trono oscuro, dove la potenza latente prende forma attraverso un black metal dalla resa cruda e asciutta. Il lavoro sulle chitarre alterna tremolo affilati e diretti a movimenti più circolari, attraversati da innervazioni melodiche che richiamano, senza mai indulgervi, l’ombra dei primi
Dissection e
Naglfar.
La produzione volutamente scarna e le imperfezioni esecutive non sono un limite, bensì il segno di una vitalità primigenia: quella frizione irregolare che rende la Fiamma Nera qualcosa di vivo, pulsante, non addomesticato. È soprattutto la forza evocativa delle composizioni a imporsi: la line-up di Singapore costruisce paesaggi spettrali, scenari in cui il nichilismo non è fine a se stesso, ma strumento di frattura dell’ordine fenomenico.
Attraverso fendenti sonori neri e sanguigni, si apre una soglia verso una dimensione altra, occulta, dotata di una capacità di fascinazione tanto silenziosa quanto letale.
Qui non c’è redenzione, né ornamento: solo il passo deciso verso ciò che attrae e annienta
https://qurun.bandcamp.com/album/iron-horns-of-dominion
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