Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2025
Durata:50 min.
Etichetta:earMUSIC

Tracklist

  1. CALL ME ANIMAL
  2. I BELIEVE TO MY SOUL
  3. ROCKET REDUCER NO. 62 (RAMA LAMA FA FA FA)
  4. THE AMERICAN RUSE
  5. SKUNK (SONICLY SPEAKING)
  6. TEENAGE LUST
  7. LOOKING AT YOU
  8. HIGH SCHOOL
  9. BABY WON’T YA
  10. STARSHIP

Line up

  • Wayne Kramer: guitar, horn
  • Kim Thayil: guitar
  • Marcus Durant: vocals
  • Billy Gould: bass
  • Brendan Canty: drums
  • Matt Cameron: drums

Voto medio utenti

Difficile spiegare ad un “alieno” cosa sia il Rock.
Almeno a parole, mentre se si dovesse utilizzare un disco, beh, credo che “Kick out the jams”, l’esordio dal vivo degli MC5, potrebbe essere un’ottima scelta, in grado d’incarnare la violenza, la potenza e l’impeto sedizioso di un sound che portava con sé le idee, i sogni, la rabbia e le contraddizioni di chi stava vivendo con incontenibile disagio la fine degli anni sessanta nella “culla della democrazia” americana.
A distanza di cinquant’anni da quella “bomba sonica”, il co-fondatore (assieme a Fred "Sonic" Smith) della band Wayne Kramer ha voluto celebrare la felice deflagrazione raccogliendo sotto la denominazione MC50 un bel po’ di venerabili della scena, allo scopo d’intraprendere un tour (2018), culminato poi nella pubblicazione di “10 X MC5” (incluso nella Limited Edition dell’albo degli MC5 “Heavy lifting” del 2024).
A completamento di quell’uscita, la earMUSIC propone oggi questo “10 More”, un’altra raccolta di impetuoso “rumore bianco” a cui contribuiscono, oltre a Kramer, Kim Thayil (Soundgarden), Brendan Canty (Fugazi), Billy Gould (Faith No More), Matt Cameron (Soundgarden, Pearl Jam) e Marcus Durant (Zen Guerrilla).
Siamo dunque di fronte alla “commemorazione” di un repertorio che anche dopo quel fulmineo debutto ha prodotto buona musica, qui offerta da musicisti “arrivati” che riconoscono il valore seminale di un gruppo alimentato da un’istintiva e viscerale attitudine, anche quando i suoni erano diventati (in “Back in the Usa” e “High tide”) meno iconoclasti.
Fatalmente, a mancare è forse proprio la primordiale e spasmodica tensione che caratterizzava gli “originali”, ma se intendiamo l’opera come una sincera manifestazione di “gratitudine” operata nei confronti di una band pionieristica e come efficace reminder della sua intera produzione, allora diciamo che “10 More” è senz’altro un ascolto molto consigliabile, a partire da quella “Call me animal” ancora capace di sferzare l’etere con tutta la sua selvaggia carica espressiva.
I brani tratti da “Kick out the jams” ("Rocket reducer No. 62” e la torrenziale e visionaria cover di Sun Ra denominata “Starship”) consentono di rilevare l’ardore di una all-star band non troppo “ammansita” dalla notorietà e all’interno della categoria “piccole chicche” possiamo annoverare il remake di “I believe to my soul” di Ray Charles, in realtà un punto fermo dei live-set degli MC5 al tramonto dei sixties.
Il rock n’ roll adrenalinico di “The american ruse”, l’estroso sconfinamento in territori rhythm and blues di “Skunk (Sonicly speaking)” e “Baby don’t ya”, e poi ancora i bagliori psych di "Looking at you” e persino gli inni “adolescenziali” “Teenage lust” e "High school” rievocano piuttosto bene lo spirito di un gruppo che, pur senza riuscire a replicare la devastante aggressione sensoriale del suo iniziale capolavoro, aveva ancora parecchie cose da “dire”, sebbene attraverso formule sonore più meditate.
La scomparsa di Wayne Kramer, nel 2024, ha verosimilmente concluso in maniera definitiva la parabola artistica dei Motor City 5 nelle loro varie incarnazioni … rimane intatta un’eredità musicale, sociologica e culturale davvero straordinaria, tutelata anche da dischi come “10 More”.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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