A un paio d’anni dall’
omonimo debutto che, personalmente, mi aveva stupito positivamente, tornano i greci
Leatherhead con un altro disco, a dir poco, scoppiettante.
Violent Horror Stories, uscito sempre per
No Remorse Records, ripropone sostanzialmente tutte le peculiarità che avevano contraddistinto il suo fomentante predecessore: uno speed-thrash sporco e, a tratti, articolato, con qualche venatura classic, dominato da veemenza compositiva, velocità esecutiva, chitarre fumanti e una musicalità decisamente velenosa.
L’iniziale title-track, presentata con l’acronimo
V.H.S. (sigla leggendaria per chi è stato bambino/ragagzzo negli anni 80/90), è già una chiara dichiarazione di guerra: i
Lethaerhead ci vengono introdotti da questa opener assumendo le sembianze di un fiume in piena, il cui unico intento è quello di travolgere tutto ciò che incontrerà lungo il proprio cammino!
Protagonista indiscusso di questo nuovo full-length è il singer
Tolis Mekras, con la sua inconfondibile timbrica che, nelle composizioni più tirate, ovvero la già citata
V.H.S, la nervosa
Summoning The Dead, oppure la trascinante
The Visitors, passando per l’inquietante
Incubus, fino a giungere alle conclusive
Something Evil (This Way Comes) e
Dreamcatcher, riporta alla mente la voce dell’inimitabile John Cyriis degli
Agent Steel.
Quando invece il ritmo rallenta, come nella malinconica, ma ruvida,
Children Of The Beast o nella cadenzata
Crimson Eyes, il singer greco ricorda molto da vicino, anche sotto il profilo espressivo, addirittura “Sua Maestà” Geoff Tate, ai tempi magici di
The Warning.
Funziona decisamente bene anche la nuova coppia di chitarristi, formata da
Thanos Metalios a cui si affianca la “new entry”
Jim Komninos; i due, forti di assoli e riffs assolutamente efficaci, riescono a mettere a ferro e fuoco le composizioni, attraverso un’instancabile aggressività, proveniente dal profondo delle viscere.
Dal canto suo, non è da meno neppure il comparto ritmico, composto da un
Michalis Zouarakis mai domo dietro le pelli e da un
George Bradley che, col suo basso, si lancia in improvvise sortite soliste, volte a creare atmosfere dal taglio decisamente sinistro.
Volendo andare oltre l’aspetto puramente tecnico, il merito principale di questo nuovo lavoro dei
Leatherhead è indubbiamente l’enorme malvagità musicale sprigionata dalle composizioni; una perfidia compositiva mai fine a se stessa, ma destinata ad insinuarsi e depositarsi lentamente sotto la pelle dell’ignaro ascoltatore.
Violent Horror Stories si rivela un disco riuscito ed incisivo che, pur mantenendo la stessa indole distruttiva del suo predecessore e conservandone la medesima spontaneità compositiva, riesce limare alcune imperfezioni tecniche che avevano inevitabilmente caratterizzato il già ottimo omonimo debutto.
I
Leatherhead fanno cosi nuovamente centro, per merito di un sound che, album dopo album si consolida e si affina, figlio di un perfetto bilanciamento tra impetuosità musicale e trame melodiche accattivanti, ma dal taglio costantemente maligno.
Lode a Te “Magna Grecia”: sinonimo assoluto di qualità metallica!