Copertina 6,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:41 min.
Etichetta:Dusktone

Tracklist

  1. MALHEUREUX EN AMOUR
  2. LE AUDACI IMPRESE IO CANTO
  3. DURINDANA
  4. CRUX INVERSA INTRA LUNAM
  5. INTERMEZZO
  6. THE LAST TRUE KNIGHT IN A BROKEN LAND
  7. ACRITER PUGNO!
  8. QUEST
  9. FLIGHT OF THE HIPPOGRIFF

Line up

  • Svafnir: vocals, instruments
  • Lupus Nemesis: instruments, choirs (guest)
  • Tamoth: acoustic guitars (guest)
  • Dave “Beggar” Straccione: vocals (guest)

Voto medio utenti

Dalla biografia dei Gladium Regis leggiamo che il gruppo nasce nei primi anni 2000, dall'unione di Arcanist Augur Svafnir e Salinoch, e compone un demo, mai rilasciato sul mercato, intitolato "The Dark Stronghold" che sarebbe poi stato ripreso dagli italiani Draugr, di cui Svafnir fu co fondatore e frontman.
Prima dell'esperienza Gladium Regis e Draugr, Svafnir si cimentava, inoltre, con composizioni dungeon synth che, molti anni dopo, nel 2020, sarebbero apparse, riviste e modificate, in "Kingdom", primo album dei rinati Gladium Regis.
Oggi, nel 2026, il gruppo, ormai una one man band con altri musicisti come guest, ritorna con un nuovo album, ben diverso dal predecessore, poichè va inquadrato in un contesto melodic black metal dalla forte atmosfera medievale, a cui concorrono strumenti tipici e cori epici, e dalle evidenti influenze di matrice "classic" che rendono "Quest" un lavoro aperto ad una platea di ascoltatori molto vasta, in quanto non certo estremo, ma neanche troppo "annacquato".
Al di là delle ruvidità strumentali e delle harsh vocals di Svafnir, la protagonista assoluta dell'album è la melodia, ora folk, ora epica, la quale innerva ogni composizione e rende l'ascolto piacevole, soprattutto se siete amanti delle epopee cavalleresche di una volta, e, tutto sommato, appagante, sebbene "Quest" non sia per niente originale e nemmeno esaltato da idee fuori dalla norma che lo avrebbero reso, forse, speciale.
E' chiaro che Svafnir ami questo genere di musica, ma è altrettanto evidente che i margini di miglioramento sono molto ampi, sia in termini di songwriting, a volte troppo banale, sia in termini di produzione, che affossa, a mio avviso, il risultato finale non riuscendo a dare il giusto risalto al "clima" di un album che avrebbe meritato ben altri suoni oltre ad un diverso bilanciamento tra le parti più violente, a volte forzate, e quelle più atmosferiche, sicuramente più riuscite.
Credo che la strada segnata sia quella giusta, ma l'obiettivo ancora lontano da raggiungere: vedremo quello che accadrà!
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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