Copertina SV

Info

Anno di uscita:2012
Durata:77 min.
Etichetta:Napalm Records

Tracklist

  1. NICHTS ALS ASCHE
  2. FREMD
  3. AM SCHEIDEWEG
  4. STIRBT ZULETZT
  5. EIN LICHTSCHEIN
  6. RAST
  7. FLAMMENRAUSCH

Line up

  • Oliver Berlin: Vocals
  • Johannes Joseph: Accordion & Clean Vocals
  • Tobias Weinreich: Bass
  • Cornelius "Wombo" Heck: Drums
  • Sebastian "AlleyJazz" Scherrer: Keyboards
  • David Schuldis: Rhythm Guitars
  • Simon Schillinger: Lead, Rhythm Guitars & Acoustic Guitars

Voto medio utenti

Dopo "Varjoina Kuljemme Kuolleiden Maassa" dell'anno scorso, tornano tra di noi i Moonsorrow con il nuovissimo "Rastlos" che ci offre una gustosa novità: tutti i brani sono cantati in tedesco e non più in finlandese...
Come dite? Non sono i Moonsorrow? Un attimo... ah, si è vero!
Finsterforst: non è che i cugini Sorvali hanno deciso di cambiare monicker?
No?

Ok, allora va bene essere ispirati da qualcuno, va bene avere la camera tappezzata dai poster dei propri idoli, va bene possederne tutta la discografia, bootleg compresi, ma da qui a comporre un album, per inciso è il quarto, che è un vero e proprio plagio del grandissimo gruppo finlandese, soprattutto del periodo "Verisäkeet", ce ne passa tanto!
Insomma "Rastlos" è un disco dei Moonsorrow, epico, magniloquente, possente, composto da brani lunghissimi (la track finale dura più di 20 minuti e gli altri brani, a parte brevi intermezzi strumentali, sono sempre sopra i 10 minuti), suonato molto bene e molto convincente grazie ad una sapiente mescolanza di violenza ed aperture melodiche di stampo folkloristico che rendono l'ascolto una esperienza davvero intensa ed emozionante.
Peccato che i Finsterforst non sono i Moonsorrow e dovrebbero pagare i diritti a Sorvali e soci...
Non so davvero cos'altro dirvi.

Se amate la musica di capolavori senza tempo come "Kivenkantaja" o il già citato "Verisäkeet", comprare "Rastlos" coprite il monicker del gruppo con uno sticker dei Moonsorrow e fate finta che sia uscito il nuovo disco dei finnici.

Senza voto necessario.
Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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