Parafrasando il titolo del loro debutto, evidentemente la “
Vacanza negli inferi” non è ancora finita e anzi diciamo pure che la “comitiva” formata da
Jeff Scott Soto,
David Ellefson,
Andy Martongelli e
Paolo Caridi si deve essere trovata piuttosto bene in quella perniciosa dimensione sotterranea, tanto da voler proseguire la proficua frequentazione e generare questo nuovo “
Unbreakable”.
E così capita che una “singolare”
partnership come quella esplicitata nel
monicker Ellefson-Soto diventi qualcosa di più di una situazione “estemporanea” e, forte di altri due straordinari musicisti (italiani …), ritorni a proporre la sua miscela di
hard n’ heavy eterogeneo e prorompente, decidendo altresì di “indurire” leggermente il
sound, tra passato e presente del genere.
Poter contare su una delle voci maggiormente intense ed eclettiche della scena rende abbastanza “agevole” la possibilità di spaziare tra le varie sfumature del
metallo pesante, ma senza un fattivo contributo tecnico-interpretativo il rischio d’incorrere in assemblaggi disgregati era piuttosto elevato, pericolo scampato grazie alla cultura e alla preparazione di strumentisti dalle “ampie vedute”.
Ciò non significa che tutto, malgrado l’elevato valore formale della prestazione, sia esente da imperfezioni, rilevabili, per esempio, in “
Hate You, hate me”, un po’ abulica, e nel turbine
thrashoso “
Vengeance” (
featuring Tim 'Ripper' Owens), non pienamente “a fuoco” nelle sue velleità di efferatezza sonica.
Altrove, vedasi la poderosa
title-track dell’albo o la grinta adescante di “
Shout” (sono certo piacerà anche agli estimatori degli Alter Bridge), il connubio tra melodia e aggressività appare strutturato in maniera migliore e più incisiva, e anche nell’approccio
punk-eggiante di “
SOAB” (vagamente alla Metallica) e "
Snakes and bastards” (quasi un omaggio ai Motorhead) la
band dimostra di possedere l’indole e l’equilibrio necessari per “domare” un suono implacabile e trascinante.
Sempre in tema di saper gestire con sagacia e buongusto un canovaccio musicale variegato, arrivano poi “
Poison tears” (con la
frontwoman delle Burning Witches
Laura Guldemond), che si spinge fino a lambire territori
power-gothic, e "
It's over when I say it's over”, un aitante esempio di
radio-hard-rock, con
Soto che a tratti evidenzia un intrigante ardore
Lynott-esco.
Continuando dell’ambito delle potenzialità di affermazione ad “ampio spettro”, appena meno persuasivo si rivela il pulsante
metal n’ soul denominato “
The day we built Rome”, mentre discorso a parte meritano, infine, “
Ghosts”, uno strumentale di notevole fascino e "
Death on two legs”, un remake dei Queen davvero riuscito, in un “campo minato” che pochi sono in grado di disinnescare con tanta disinvoltura e classe.
“
Unbreakable” non è un “passo avanti” rispetto al precedente “
Vacation in the underworld” e, anzi, forse, come anticipato, certi piccoli scompensi espressivi rischiano di limitarne l’efficacia … ciononostante siamo di fronte all’ulteriore testimonianza di una relazione artistica fertile e costruttiva, che annienta gli eventuali scetticismi e va premiata per la capacità di produrre tumultuose e multiformi suggestioni sonore.