Ôros Kaù - From the Waters of Death (split)

Copertina 6

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:82 min.
Etichetta:I, Voidhanger Records
Distribuzione:I, Voidhanger Records

Tracklist

  1. SERPENT ASCENDING - ARURU BIRTHS THE LORD OF THE WILDERNESS
  2. ÔROS KAù - INTO THE WAILING DARKNESS THEY FELL, WHERE THE MOUTH OF FIRE AWAITS
  3. SWORDS OF DIS - FROM EGALMAH THEY RODE TOWARD THE HOWLING CEDARS WHERE THE BLOOD OF BEASTS IS SPILLED AND THE SILENCE OF A SCORNED GOD CRACKS THE EARTH
  4. SWORDS OF DIS - BLOOD STAINS THE ALTAR OF THE SUN AND IN ISHTAR’S MOURNING THE FERAL LORD OF DESOLATION AWAITS THE HOUSE OF DUST
  5. MIDNIGHT ODYSSEY - FROM THE SETTING OF THE SUN AND THROUGH THE WATERS OF DEATH, THE FARAWAY, UTA-NAPISHTIM, LIES HIDDEN

Line up

  • Midnight Odyssey
  • Dis Pater: All instruments, Vocals
  • Serpent Ascending
  • Jarno Nurmi: Guitars, Vocals
  • Swords of Dis
  • Richard Corvinus: Guitars, Bass, Drums, Orchestral arrangements
  • Alice Corvinus: Vocals
  • Ôros Kaù
  • Guillaume Cazalet: All instruments, Vocals

Voto medio utenti

Oltre due anni di lavorazione hanno dato forma a "From The Waters Of Death" (I, Voidhanger Records), uno split album concettuale che trasforma in musica il più antico poema epico dell’umanità: il mito mesopotamico di Gilgamesh. L’opera racconta le gesta del re di Uruk, semidio potente e arrogante, la cui tracotanza viene bilanciata dalla comparsa di Enkidu, eroe selvaggio nato tra gli animali. Dopo essersi affrontati in battaglia, i due diventano fratelli e compagni d’impresa, fino alla morte di Enkidu, evento tragico che spinge Gilgamesh in una disperata ricerca dell’immortalità, comprendendo infine che essa vive nelle opere e nella sapienza tramandate ai posteri.

A narrare questa vicenda sono quattro realtà dal taglio epico e oscuro: i Midnight Odyssey di Dis Pater, da sempre dediti a concept ambient black di respiro mitologico; gli inglesi Swords Of Dis, veri registi dell’opera grazie al loro black/doom teatrale e alla voce di Alice Corvinus, filo conduttore tra i brani; i blacksters Ôros Kaù di Guillaume Cazalet (Neptunian Maximalism), e i finlandesi Serpent Ascending di Jarno Nurmi (Desecresy), maestri nel creare atmosfere solenni e tenebrose affini al Death.

Attraverso cinque lunghe composizioni sospese tra death, black e doom metal, l’album a mio avviso non riesce a restituire con tutta la sua forza l’essenza del mito di Gilgamesh: la tensione dell’uomo verso il senso dell’esistenza e la consapevolezza che la vera eternità risiede nella memoria e nelle opere lasciate al mondo, ma finisce per dilungarsi in strutture progressive interminabili che spesso tendono a perdere il filo conduttore, trasmettendo una sensazione di disomogeneità strutturale piuttosto marcata. A salvare la situazione non aiuta il fatto che lo split presenti ben cinque line-up piuttosto variegate tra loro… Ribadisco, che il problema non risiede nella durata dei brani, o nelle numerose suite da cui sono composti: in ambito Progressive ciò è normale che sia così; il nodo cruciale si colloca nella carenza di coesione interna.
Lavoro sufficiente, non di più.

Recensione a cura di James Curzi

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.