Oltre due anni di lavorazione hanno dato forma a
"From The Waters Of Death" (
I, Voidhanger Records), uno split album concettuale che trasforma in musica il più antico poema epico dell’umanità: il mito mesopotamico di
Gilgamesh. L’opera racconta le gesta del re di Uruk, semidio potente e arrogante, la cui tracotanza viene bilanciata dalla comparsa di Enkidu, eroe selvaggio nato tra gli animali. Dopo essersi affrontati in battaglia, i due diventano fratelli e compagni d’impresa, fino alla morte di Enkidu, evento tragico che spinge Gilgamesh in una disperata ricerca dell’immortalità, comprendendo infine che essa vive nelle opere e nella sapienza tramandate ai posteri.
A narrare questa vicenda sono quattro realtà dal taglio epico e oscuro: i
Midnight Odyssey di
Dis Pater, da sempre dediti a concept ambient black di respiro mitologico; gli inglesi
Swords Of Dis, veri registi dell’opera grazie al loro black/doom teatrale e alla voce di
Alice Corvinus, filo conduttore tra i brani; i blacksters
Ôros Kaù di
Guillaume Cazalet (
Neptunian Maximalism), e i finlandesi
Serpent Ascending di
Jarno Nurmi (
Desecresy), maestri nel creare atmosfere solenni e tenebrose affini al Death.
Attraverso cinque lunghe composizioni sospese tra death, black e doom metal, l’album a mio avviso non riesce a restituire con tutta la sua forza l’essenza del mito di Gilgamesh: la tensione dell’uomo verso il senso dell’esistenza e la consapevolezza che la vera eternità risiede nella memoria e nelle opere lasciate al mondo, ma finisce per dilungarsi in strutture progressive interminabili che spesso tendono a perdere il filo conduttore, trasmettendo una sensazione di disomogeneità strutturale piuttosto marcata. A salvare la situazione non aiuta il fatto che lo split presenti ben cinque line-up piuttosto variegate tra loro… Ribadisco, che il problema non risiede nella durata dei brani, o nelle numerose suite da cui sono composti: in ambito Progressive ciò è normale che sia così; il nodo cruciale si colloca nella carenza di coesione interna.
Lavoro sufficiente, non di più.
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