Marzo 2023. Per un puro caso, o forse no, il periodo era orientativamente questo, quando mi capitò sotto mano (o meglio orecchio) il debut album dei greci
Triumpher, intitolato 'Storming The Walls'. Inutile dire che ero gasato non poco, un artwork oscuro, battagliero, titoli che sembravano promettere, ma alla fine dei conti non voglio dire che rimasi deluso, ma quasi. Insomma, il materiale epic/heavy metal c'era, il fuoco era acceso, ma faticava a prendere vita. Molti allungamenti, difficoltà nel far riuscire a decollare la stragrande parte dei pezzi, ma si vedeva e si sentiva chiaramente che le potenzialità erano presenti, e per questo mi riservavo e speravo di poter sentire presto un loro nuovo lavoro. Neanche a dirlo un anno e mezzo dopo, ecco 'Spirit Invictus', e che diamine! Tutti gli ingranaggi, tutti i difetti sembravano essere stati risolti, quello che questi cinque ragazzi ci avevano messo davanti era senza ombra di dubbio uno dei migliori dischi del 2024, nessuna discussione in merito.
Arriviamo quindi a fine 2025 con l'annuncio del terzo, importante, lavoro intitolato
'Piercing The Heart Of The World', nel loro caso ancor più importante per il fatto che bisognava capire se il precedente lavoro era stato un mero colpo di fortuna, o se la maturità aveva preso piede e la carriera dei
Triumpher poteva prendere un'accelerata non indifferente. La voglia di migliorare c'era stata, ma il passo fondamentale andava fatto, e vi dico già da ora, come avete anche avuto modo di visionare in alto, che il risultato è stato ampiamente raggiunto.
Partiamo prima dai dettagli, i suoni sono forse i migliori di questi primi tre album. Nitidi, energici, un basso potente che conferisce struttura a tutte le canzoni. In questo il lavoro di
Achilleas Kalantzis alla produzione e al mixing/mastering è assolutamente encomiabile. I pezzi invece, signori, che pezzi! Nonostante alcuni di essi abbiano un riffing essenzialmente semplice e diretto, come
'Black Blood', proposta come singolo, ci pensa tutto il resto a fare da contorno e a far emergere tutta l'aura di epicità che ci sta a pennello, tra una batteria sempre sul pezzo, e sopratutto la voce di
Mars Triumph, molto debitrice ad Eric Adams, ma in generale i Manowar sono chiaramente tra le influenze primarie della band, intuibile dopo neanche trenta secondi, e che grazie anche ad un registro vocale abbastanza ampio, parti più urlate, altre più ragionate e dove le sue peculiarità emergono maggiormente (il breve intermezzo
'Vaults of Immortals' ad esempio), riesce sempre a dire la sua.
Vi è anche qualche riferimento alla scena U.S. Power Metal, come in
'The Mountain Throne' dove ci sono vaghi echi ai Jag Panzer del primo album, misti sempre a quella vena epic che si prende prepotentemente la scena, quando i
Triumpher decidono di pestare. Impossibile poi restare indifferenti davanti ad una
'Ithaca (Return of the Eternal King)' con il suo crescendo, cullati dalle onde del mare, con un crescendo eccezionale dato, ancora, dalla voce di
Triumph. Ci si avvicina alla fine con
'The Flaming Sword', una cavalcata verso l'annientamento del nemico, anche qui con un ottimo duetto tra batteria/voce per creare un ritornello caratterizzato da un pathos decisamente elevato, passando per la devastante
'Erinyes', e chiudendo con la suite
'Naus Apidalia', nove minuti e rotti che passano senza neanche accorgersene, da quanto bene è stato gestito il tempo dalla band, tra accelerazioni, riprese, e nuovamente la chiusura ad alti livelli, una canzone che, riprendendo il discorso all'inizio, non sembra neanche scritta dalla band che aveva pubblicato quel debut tre anni fa.
Prendetevi la giornata libera, mettete su
'Piercing The Heart Of The World'. Poi risentitelo il giorno dopo, e quello dopo ancora, e ancora. Forse non vi comparirà un drakkar davanti la porta di casa, ma se nel vostro cuore c'è spazio per la Musica, quella con la M maiuscola, avrete davanti a voi uno dei migliori album di questo 2026, e il consolidamento di un gruppo che ha finalmente trovato la propria strada.