Interessante esordio discografico quello dei canadesi
Ravenspell, intitolato
Obsidian King e uscito per la label spagnola
Fighter Records.
Il disco sprigiona un’energia pura e contagiosa, basandosi su composizioni spigolose ed esuberanti che, sotto il profilo stilistico, sono un perfetto compromesso, decisamente efficace, tra classic, speed e thrash metal, con un sound incisivo enfatizzato, in particolar modo, dal riffing velenoso ad opera delle chitarre di
Ravok Blackwing e dalla voce graffiante di
Alisander The Seer.
La line-up dei canadesi viene poi completata dagli altrettanto validi
Corvax Crowhammer (basso) e
Volpale The Ravenous (batteria) che, con le loro abilità e duttilità, conferiscono sostanza alle composizioni, alternando momenti spinti ad altri più cadenzati.
I nove brani che compongono
Obsidian King, pur essendo abbastanza immediati, mettono in mostra le diverse anime della band; quella più epica, presente in numerose tracce, tra cui, la doommosa
Book Of The Dead, oppure la trascinante
Obsidian Wing, o ancora, quella più aggressiva e thrashy, come avviene per la doppietta iniziale
God The Watcher-Onwards We March (non c’era miglior modo per cominciare il disco), nella schizofrenica
Hellstorm, o ancora, nella cervellotica
Relentless, passando per quella più scanzonata e godereccia, incarnata dalla spensierata, ma sempre pungente,
Raise Hell.
Il disco mantiene una buona dose d’intensità per tutta la sua durata e termina con una mini-suite di discreta bellezza, intitolata
Attila, un brano introdotto da un arpeggio di chitarra acustica molto romantico e malinconico, che successivamente, esplode in un epic-doom efficace e grondante di sana passione.
Nel complesso,
Obsidian King è un disco assolutamente valido; la proposta dei
Ravenspell funziona, la struttura e la musicalità delle composizioni convince, tanto che la band sembra divertirsi, mentre dipinge con le diverse tonalità cromatiche a sua disposizione, questo esordio che, per quanto diretto, si rivela decisamente eterogeneo e coinvolgente.
Anzi, alla fine, si ha la netta sensazione che la band abbia tutte le carte in regola per fare addirittura meglio di questo, comunque onestissimo, debutto.
Per adesso, va bene cosi, bravi
Ravenspell e, come si dice in questi casi: “
buona la prima”!