I demoni patavini ritornano con un disco nero come la pece, feroce come un branco di lupi in caccia e di puro metallo nero incorruttibile.
Si parte con due pezzi iniziali tiratissimi, senza pietà alcuna, come “
Il bosco siamo noi” ed "
Asmodevs”, qui c’è tanta sapienza nel trattare la nera fiamma viva tramite riff zanzarosi e blast beats con uno screaming aggressivo e pieno di odio ma comprensibilissimo.
Ma la formazione veneta non sa solo picchiare, sa anche sfruttare mid tempo diabolicamente, con una chitarra che ricama nere sinfonie mardukiane come in "
La casa dol diaol".
Tutto qui è una concentrazione di abiezione, malvagità e cattiveria; qui non esistono pose posticce o dichiarazioni altisonanti vuote ma che fanno giubilare i “credenti” da social addivanati, qui parla la musica.
Ascoltatevi l’ultima traccia “
Destroyer”, una mitragliata serratissima di puro black/thrash metal senza fronzoli ma che sa colpire duro.
Bentornati ragazzi, questo ritorno è un bel segnale di una formazione storica che ha ancora molto da insegnare a chi del black metal pensa sia solo face painting e borchie, il culto è vivo.
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