Copertina 7,5

Info

Anno di uscita:2026
Durata:45 min.
Etichetta:Street Symphonies Records / Burning Minds Music Group

Tracklist

  1. WILD WHEELS
  2. WASTED
  3. LITTLE DIRTY BLONDE
  4. CLANDESTINE
  5. HEADBANGIRL
  6. SHOT OF LOVE
  7. TURNING BLUE
  8. DON’T WANNA BE LIKE YOU
  9. JENNY
  10. ROCK THE HOUSE
  11. BULLET SPEED

Line up

  • Giuseppe Costa: vocals
  • Christian Balsamo: guitar
  • Mirko Di Bella: guitar
  • Valeria Caudullo: bass
  • Cristina Settembrino: drums

Voto medio utenti

In tempi di sfrenato politically correct, celebrare un’epopea musicale che magnificava l'edonismo, il divertimento incontrollato e ogni tipo di sregolatezza, può forse urtare la “sensibilità” di qualcuno, ma per i rockofili sono certo che tutta questa “roba”, per certi versi anche discutibile, continua ad avere il suo “sporco” fascino.
E allora diciamo che un disco di puro glam-metal come questo degli Hot Rod attrae fatalmente per il suo immaginario e soprattutto per i suoi contenuti musicali, davvero intriganti nel rispetto dei principi del genere e tuttavia talmente ben congeniati da rendere “credibile” l’intera questione espressiva anche nel nostro tormentato 2026.
Intriso di uno spiccato gusto melodico che ben si amalgama con la tipica rudezza metropolitana e “stradaiola”, “Harder faster glitter” diventa così una splendida occasione per rievocare suoni e suggestioni provenienti dal glorioso (e vizioso) “passato” del rock n’ roll e ancora “attuali” se chi le propugna possiede le doti, le conoscenze e la predisposizione per gestirle con intelligenza e vitalità.
È sufficiente un primo contatto con “Wild wheels” per comprendere quanto gli Hot Rod abbiano assimilato da Moltley Crue e Poison in fatto di melodie seducenti e spavalde, una lezione che nella sprezzante “Wasted” include l’applicazione dell’attitudine animosa di certi Skid Row e in “Little dirty blonde” s’impregna di disinvolta lascivia alla maniera dei Maestri Aerosmith.
Liberarsi dal refrain e dalla contagiosa linea armonica di “Clandestine” non sarà un’impresa facile, ma anche sfuggire alla strisciante “Headbangirl” potrebbe diventare uno di quei rari “problemi” dell’esistenza umana che si è felici di dover affrontare.
Con “Shot of love” la band sconfina in territori vagamente adulti con intatta capacità adescante, ma se nel genere volete assistere ad una vera “prova di forza”, affidatevi pure a "Don’t wanna be like you”, un anthem corroborante e raffinato, che eleva ulteriormente la statura artistica del disco.
A completare la scaletta, arrivano, infine, uno scalpitante hard n’ blues n’ roll denominato “Turning blue”, la Scorpions-escaJenny”, “Rock the house”, una sorta di “Burn” in salsa (appena) glitterata, e il momento “fast and furious” (per rispettare il clima “automobilistico” dell’opera) finale, rappresentato dalla cingolata “Bullet speed” che, con un po’ di fantasia, potremmo definire il risultato di un meeting tra WASP e Saxon.
Gli Hot Rod s’inseriscono, dunque, in quella categoria di formazioni musicali cresciute con il “mito” del Sunset Strip e che credono fermamente che l’unico modo per onorarlo in maniera adeguata sia restituirne le “emozioni” evitando d’incorrere nell’artificiosa esibizione di cliché … un convincimento pienamente condivisibile, di cui “Harder faster glitter” è un’efficace e concreta manifestazione.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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