In tempi di sfrenato
politically correct, celebrare un’epopea musicale che magnificava l'edonismo, il divertimento incontrollato e ogni tipo di sregolatezza, può forse urtare la “sensibilità” di qualcuno, ma per i
rockofili sono certo che tutta questa “roba”, per certi versi anche discutibile, continua ad avere il suo “sporco” fascino.
E allora diciamo che un disco di puro
glam-metal come questo degli
Hot Rod attrae fatalmente per il suo immaginario e soprattutto per i suoi contenuti musicali, davvero intriganti nel rispetto dei principi del genere e tuttavia talmente ben congeniati da rendere “credibile” l’intera questione espressiva anche nel nostro tormentato 2026.
Intriso di uno spiccato gusto melodico che ben si amalgama con la tipica rudezza metropolitana e “stradaiola”, “
Harder faster glitter” diventa così una splendida occasione per rievocare suoni e suggestioni provenienti dal glorioso (e vizioso) “passato” del
rock n’ roll e ancora “attuali” se chi le propugna possiede le doti, le conoscenze e la predisposizione per gestirle con intelligenza e vitalità.
È sufficiente un primo contatto con “
Wild wheels” per comprendere quanto gli
Hot Rod abbiano assimilato da Moltley Crue e Poison in fatto di melodie seducenti e spavalde, una lezione che nella sprezzante “
Wasted” include l’applicazione dell’attitudine animosa di certi Skid Row e in “
Little dirty blonde” s’impregna di disinvolta lascivia alla maniera dei
Maestri Aerosmith.
Liberarsi dal
refrain e dalla contagiosa linea armonica di “
Clandestine” non sarà un’impresa facile, ma anche sfuggire alla strisciante “
Headbangirl” potrebbe diventare uno di quei rari “problemi” dell’esistenza umana che si è felici di dover affrontare.
Con “
Shot of love” la
band sconfina in territori vagamente
adulti con intatta capacità adescante, ma se nel genere volete assistere ad una vera “prova di forza”, affidatevi pure a "
Don’t wanna be like you”, un
anthem corroborante e raffinato, che eleva ulteriormente la statura artistica del disco.
A completare la scaletta, arrivano, infine, uno scalpitante
hard n’ blues n’ roll denominato “
Turning blue”, la Scorpions-
esca “
Jenny”, “
Rock the house”, una sorta di “
Burn” in salsa (appena)
glitterata, e il momento “fast and furious” (per rispettare il clima “automobilistico” dell’opera) finale, rappresentato dalla cingolata “
Bullet speed” che, con un po’ di fantasia, potremmo definire il risultato di un
meeting tra WASP e Saxon.
Gli
Hot Rod s’inseriscono, dunque, in quella categoria di formazioni musicali cresciute con il “mito” del
Sunset Strip e che credono fermamente che l’unico modo per onorarlo in maniera adeguata sia restituirne le “emozioni” evitando d’incorrere nell’artificiosa esibizione di
cliché … un convincimento pienamente condivisibile, di cui “
Harder faster glitter” è un’efficace e concreta manifestazione.
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