Debutto discografico per i
Demon Spell, band catanese in cui, su tutte, spicca la figura del drummer
Dario Casabona, per via della sua lunga militanza nei gloriosi
Schizo.
Accanto a lui, troviamo il chitarrista
Francesco Bauso (anche lui, in qualche sessione live, presente nella line-up degli Schizo),
Federico Fano alla voce e
Riccardo Liberti al basso.
Blessed Be The Dark, uscito per
Dying Victims Productions, ci propone un sound diretto e abrasivo, sposando cosi completamente la visione orrorifica del metal di “Sua Maestà”
King Diamond (vedasi tracce quali
Hexes And Horrors,
Dive The Hellfire e tante altre), abbracciando tuttavia anche altre correnti, quali lo speed metal e naturalmente, l’immancabile NWOBHM (esemplare la opener
As Lucifer Smiles) e, scavando più a fondo, si odono anche echi di
Motorhead (
Curse Of The Undead,
High On Sacrifice), di
Grave Digger (la title-track), fino a giungere a qualche spruzzata di hard rock e, in qualche frangente, addirittura di punk.
Tutte queste influenze tuttavia, vengono inserite all’interno di una particolare concezione di classic metal, totalmente immersa in un oceano di perfidia musicale che, avvolgendo le composizioni con il suo inquietante alone oscuro, si rivela l'assoluto punto di forza di
Blessed Be The Dark. I
Demon Spell pigiano incessantemente su questo tasto, con un’intensità talmente esasperata, da sfiorare l’ossessione e tale fedeltà alla causa maligna, alla lunga, si rivela decisamente efficace, visto che i brani funzionano, centrando pienamente l'obiettivo.
In quest’ottica, vanno interpretati i diversi elementi che caratterizzano il disco, dall’uso smodato del falsetto, esplicitamente ispirato al già citato “Re Diamante”, da parte di
Federico Fano (emblematico un brano come T
he Tolling), alle chitarre ruvide di
Francesco Bauso, fino alla sezione ritmica sporcata da una produzione volutamente “vintage” (come dicono oggi quelli bravi).
Blessed Be The Dark è un esordio decisamente convincente, per quanto privo di sorprese, a livello di song-writing.
Se da un lato, infatti, i
Demon Spell non fanno nulla per ampliare il ventaglio delle loro muse ispiratrici, dall’altro lato, sono in grado di regalare degli spunti veramente interessanti, sotto il profilo della rielaborazione dei principi classici in cui si rispecchiano, attraverso un’interpretazione che reclama orgogliosamente la propria personale identità artistica.
Bravi!
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