Copertina 7

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2022
Durata:33 min.
Etichetta:No Remorse Records

Tracklist

  1. SLAVES TO THE NIGHT
  2. NOBODY GETS OUT ALIVE
  3. HELLFIRE
  4. BREAK THE CHAINS
  5. EYES IN THE COLD
  6. HELL HAS FROZEN OVER
  7. RUNNING SCARED
  8. GOLDEN CHARIOTS

Line up

  • Anthony Franchina: bass
  • Breck Crandell: drums
  • Casey O’Ryan: lead guitars
  • Joe Kupiec: vocals, guitars

Voto medio utenti

La voglia di riprodurre situazioni dei primi anni '80 è sempre più radicata e perseguita da svariate formazioni, soprattutto da quelle ai loro esordi, e quindi spesso ancora legate ad uno status di "fan".
Questo vale anche per i Midas, tutto, dal logo, l'artwork, le foto promozionali, sono ai titoli dei singoli brani, odora di Eighties.

"Slaves to the Night", "Hell Has Frozen Over", "Running Scared" (incalzante e con un pizzico di Tank) e la conclusiva "Golden Chariots", hanno nel loro D.N.A. parecchio della N.W.O.B.H.M. e anche di più degli Iron Maiden, dal basso pulsante di Anthony Franchina alle chitarre di Casey O’Ryan (solista) e Joe Kupiec, con quest'ultimo che si è preso carico anche dei compiti di cantante e, pur non particolarmente talentuoso, risulta efficace, soprattutto quanto si avvicina a tonalità "ozziane", come avviene ad esempio su "Break the Chains".

Nel corso del disco non si trovano però solo riferimenti alla terra D'Albione, infatti, "Eyes in the Cold" ricorda gli Heavy Load, e nel caso del ruvido Hard & Heavy di "Nobody Gets out Alive" o della epicheggiante "Hell Has Frozen over" i Midas guardano anche in casa propri, con qualche possibile rimando, rispettivamente, a Riot e ai Cirith Ungol o Brocas Helm. Ma nel sound dei Midas si possono ancora percepire delle reminiscenze di quel Rock settantiano espresso in maniera egregia dai Bison Machine, formazione nella quale hanno militato Franchina, O’Ryan e anche il batterista Breck Crandell.

Nei Midas vedo davvero un buon potenziale, ancora non pienamente espresso, infatti, non è che tutto quello che toccano diventi oro: gli manca ancora un po' di varietà e un pizzico di brio in più.



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Recensione a cura di Sergio 'Ermo' Rapetti

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