I
Dark Heart riemergono dalle recondite nebbie della
NWOBHM, forti di un debutto discografico (“
Shadows of the night”, su Roadrunner) risalente addirittura al 1984.
Una “resurrezione”, in realtà, avvenuta già attorno al 2021, quando il membro fondatore della
band Alan Clark (promotore anche dei pregevoli Change Of Heart) ha rispolverato l’antico
monicker, passando dalla chitarra alla voce e facendosi supportare nell’impresa, innanzi tutto, da
Nick Catterick, musicista di valore nonché suo collaboratore di lunga data.
Per chi conoscesse il suddetto esordio del gruppo, diciamo subito che i
Dark Heart di “
Evolution” hanno modificato in maniera sostanziale il loro approccio espressivo, abbandonando quasi del tutto le antiche sintonie con Diamond Head e Satan e rivolgendo il proprio sguardo artistico verso Praying Mantis, Demon e (penultimi) Grim Reaper, tanto per rimanere nell’ambito del nobile e variegato calderone musicale britannico.
Il tutto “aggiornato” senza eccessive ingerenze dalla gestione in cabina di regia di
Pete Newdeck (Vega, Midnite City, Eden's Curse, … impegnato anche a livello esecutivo assieme a
Josh ‘Tabbie’ Williams dei Midnite City) e
Harry Hess (Harem Scarem), abili nell’evitare che il
sound risulti troppo “datato”.
Ne scaturisce un disco di
hard-rock “classico” adatto ai tempi attuali, che anche grazie al suggestivo timbro di
Clark potrà interessare pure gli estimatori di Rainbow e Black Sabbath (in particolare quelli con
Tony Martin), formazioni tra le più “saccheggiate” nei periodi recenti, all’interno del settore di riferimento.
Ciò appurato, “
Evolution” è un'opera godibile, che con le tastiere fluttuanti e fosche e la vibrante linea armonica di “
Light the flame” predispone favorevolmente ad una fruizione alquanto appagante anche quando, dalle spire avvolgenti di “
Cold winter”, sono Whitesnake e Blue Murder ad affiorare repentinamente nella memoria.
“
End of tomorrow” asseconda con profitto le aspirazioni della ballata ossianica, “
Hands of fate” stempera nell’enfasi una melodia accattivante e “
Spread your wings” si spinge addirittura oltre nel campo dell’affabilità armonica, alla maniera di Magnum e Praying Mantis.
Con “
Ride the highway” la scaletta si concede un numero di
british hard-rock piuttosto solido e tuttavia fin troppo scontato, caratteristica che la successiva “
You and I” tenta di emendare attraverso un’architettura sonica vagamente Queensryche-
iana, intrigante ma non del tutto definita.
Tocca a “
Life to crucify” risollevare in maniera convinta le sorti dell’albo attraverso un’altra coinvolgente costruzione musicale pilotata dall’oscillazione delle tastiere, mentre “
Eyes of light” alleggerisce e ingentilisce nuovamente il clima lambendo territori
adulti con esiti più che onorevoli, lasciando, infine, alla melodrammatica “
Mortality” e alla vivacità FM / Bon Jovi-
esca di “
Burned” (già apparsa nell’
album dei Change of Heart “
Truth or dare”) il compito d’integrare ulteriormente un ascolto complessivamente piuttosto soddisfacente.
Non rimane, dunque, che consigliare il nome dei
Dark Heart a chi apprezza i gruppi capaci di trattare la “tradizione” con buongusto ed efficacia, alimentati dalla sensibilità e dalla cultura di musicisti esperti e competenti.