Copertina 5,5

Info

Genere:Heavy Metal
Anno di uscita:2026
Durata:33 min.
Etichetta:Boonsdale Records

Tracklist

  1. PUMP UP THE VOLUME
  2. BLEED FOR IT
  3. TAKE ME TO THE SHOW
  4. GET ‘EM COUNTED
  5. CAPE BRETON HOME
  6. STREETS OF FIRE
  7. ONE CHANCE
  8. DREAMQUEST
  9. IN THE FIRE O’ THE HEAT

Line up

  • JJ Tartaglia: vocals, drums, keyboards
  • Jonny Nesta: guitar
  • Brycen Gunn: bass

Voto medio utenti

Ci sono almeno un paio di fattori che rendono la musica dei canadesi Thunderor (con due elementi di fama Skull Fist in formazione) potenzialmente “controversa”.
Innanzi tutto la voce di JJ Tartaglia (che negli Skull Fist suona solo la batteria), “caratteristica” e dedita ad una frequentazione delle note alte non proprio irreprensibile (e per qualcuno, credo, abbastanza irritante).
Poi, la volontà di frullare insieme tante suggestioni espressive, dall’hair-metal, al punk e addirittura il folk e le rock opera, il tutto con l’intento dichiarato di sorprendere e divertire, in una maniera, però, che induce a sospettare un’ironia caricaturale.
Una situazione non inconsueta (oltre ai leggendari Spinal Tap, basti pensare agli Steel Panther o anche, in parte, ai The Darkness …) e volendo limitarsi a come tale approccio viene trasformato in canzoni, diciamo subito che “Bleed for it” non è certamente un disco da “buttare”, ma anche che si tratta di una gestione poco oculata di tanti cliché, apparentemente mescolati alla rinfusa senza una vera visione d’insieme.
Ciò non toglie, al netto delle perplessità sull’ugola di Tartaglia, all’incalzante “Pump up the volume” di fornire all’astante scampoli di contagio mnemonico, alla title-track dell’albo di riservare qualche buona vibrazione agli estimatori dei Twisted Sister e dei (primi) Green Day, o a "Get ‘em counted” di risultare un discreto omaggio all’arte istrionica dei Van Halen.
Meno incisivi quando in “Take me to the show" decidono di accentuare la componente squisitamente pop-punk della questione e decisamente “sconclusionati” nel tentativo folk-metal di “Cape Breton home”, i Thunderor riacquistano un minimo di efficacia metallico-evocativa con “Streets of fire” e, soprattutto, con le frenesie di “One chance”, mentre nuovamente inconcludenti appaiono sia lo strumentale pomposo “Dreamquest” e sia la conclusiva “In the fire o’ the heat”, una sorta di celebrazione Steinman-esca in salsa celtica abbastanza anonima.
Come anticipato, escludendo ogni eventuale disputa sulla “serietà” della proposta musicale, ritengo “Bleed for it” un album troppo discontinuo e poco coerente, incapace di trasformare il nobilissimo concetto di “svago” sonoro in qualcosa di più solido e duraturo dal punto di vista artistico.
Recensione a cura di Marco Aimasso

Ultime opinioni dei lettori

Non è ancora stata scritta un'opinione per quest'album! Vuoi essere il primo?

Ultimi commenti dei lettori

Non è ancora stato scritto nessun commento per quest'album! Vuoi essere il primo?
Queste informazioni possono essere state inserite da utenti in maniera non controllata. Lo staff di Metal.it non si assume alcuna responsabilità riguardante la loro validità o correttezza.