Questo secondo album degli svedesi rimasterizzato per l’occasione come ho anticipato nella precedente recensione del debut presenta due novità importanti.
La prima è la scomparsa del violino che determinava il lato melodico e sperimentale e soprattutto questo secondo lavoro è più aggressivo con elementi black metal al suo interno, basti ascoltare “
Blood of the sunset”, uno dei pezzi migliori del lotto è l’aggressiva “
Stardrowned” ma tutto il lavoro è ottimamente suonato con una produzione secca a dare peso al lavoro di batteria di
Adrian Erlandsson, il frontman
Lindberg adotta da questo disco il tipico ringhio che lo caraterizzerà per tutta la carriera nella band.
Disco nero come la pece, con pochi momenti melodici, ma capace di colpire nel segno oggi come allora.
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