Copertina 8

Info

Anno di uscita:2026
Durata:46 min.
Etichetta:Frontiers Music

Tracklist

  1. BURNING HORIZON
  2. BLACKTOP PARACHUTE
  3. AFTER YOU’RE GONE
  4. TWO TICKETS TO THE AFTERGLOW
  5. BOULEVARD ECHO
  6. BURNING SHADOWS
  7. ONE LIFE ONE LOVE
  8. STONE AND FEATHER
  9. SHATTERED GLASS DREAMS
  10. HEART ON THE DASHBOARD
  11. BURNING THE DISTANCE
  12. WHITE LINE MIRACLE
  13. BACK TO THE BRIGHT
  14. ARC OF LIGHTNING

Line up

  • Stephan Kämmerer: vocals
  • Christian Mühlroth: guitar
  • Eric Juris: guitar
  • Andreas Latzko: bass
  • Diego de Sousa Pires: drums

Voto medio utenti

Con la scomparsa di Robby Böbel nel 2022, fondatore e principale compositore dei Frontline, mai mi sarei aspettato da loro una nuova produzione discografica, a distanza di più di un ventennio dal precedente “Circles”.
Evidentemente, le “vie del ritorno sono infinite”, e devo anche ammettere che con il solo Stephan Kämmerer a rappresentare l’elemento di continuità tra il passato e il presente della band teutonica, la notizia della pubblicazione di “Rebirth” non mi aveva esattamente galvanizzato.
Un errore madornale, perché questa è effettivamente una sorta di “rinascita” del gruppo, soprattutto se lo avete amato nella sua versione più “adulta”, per chi scrive una brillante conferma di come il rock melodico avesse felicemente attecchito anche sul suolo della rigida Mitteleuropa.
Abbandonate le raffinate “rudezze” degli anni 2000, i Frontline rispolverano l’approccio luccicante e levigato degli esordi (a questo proposito, consiglio a chi ancora non l’avesse fatto di “rispolverare” l’ottimo “Heroes”) e lo fanno grazie ad un songbook intriso di grande sensibilità melodica, ben sviluppato da una formazione di notevole valore, dalla quale spicca la figura di Christian Mühlroth (anche produttore dell’opera) chiamato ad un subentro tutt’altro che agevole.
Pilotato dalla voce sempre ispirata ed emozionante di Kämmerer, l’albo propone quarantasei minuti di AOR dal carattere “classico” e satinato (con riferimenti “storici” individuabili in Journey, Strangeways, FM e Foreigner) che non faranno fatica a conquistare i favori di tutti quegli estimatori del genere che non gradiscono molto la comparsa di “ingerenze moderne” nel loro sound preferito.
Un “rispetto” per la tradizione che tuttavia non appare eccessivamente remissivo e che irrorato com’è da dosi imponenti di feeling intenso e istintivo riesce ad appassionare, in sostanza, dalla prima all’ultima nota.
Sono pochi, infatti, i momenti interlocutori di una raccolta che con “Burning horizon”, “Blacktop parachute”, “Two tickets to the afterglow” (una “bomba”, nientemeno …), “Boulevard echo” e “Burning shadows” piazza in sequenza cinque spettacolari esempi di AOR de-luxe da consumare ripetutamente per rifocillare al meglio la propria primaria passione rockofila.
Incastonata tra tanta opulenza, emerge altresì “After you’re gone”, una ballata che nella sua “semplicità” formale, scioglie anche il più arido e cinico dei cuori, lo stesso che finirà per capitolare pure di fronte a “One life one love”, altro momento romantico assai coinvolgente.
Arrivati a “Stone and feather” e “Shattered glass dreams” la band si concede appena un pizzico di elegante “flessione” nella tensione espressiva, prontamente recuperata nella pulsante “Heart on the dashboard” e in “Burning the distance”, un melodic-anthem dalla presa emotiva istantanea e durevole.
Ancora un piccolo calo nel fervore d’ascolto lo riservano sia "White line miracle” e sia "Back to the bright”, ma forse è solo perché altrove, compreso nel sontuoso epilogo “Arc of lightning”, il livello è decisamente elevato, delineando un benchmark artistico piuttosto “impegnativo”.
Un ritorno “sorprendente” (e accoppiare questi due termini è diventata davvero una rarità …), dunque, che riporta i Frontline sul sentiero percorso ai tempi dei loro gloriosi inizi, in un cammino che ieri come oggi li conduce dritti a ridosso dei vertici del settore di riferimento.
Recensione a cura di Marco Aimasso

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