Con la scomparsa di
Robby Böbel nel 2022, fondatore e principale compositore dei
Frontline, mai mi sarei aspettato da loro una nuova produzione discografica, a distanza di più di un ventennio dal precedente “
Circles”.
Evidentemente, le “vie del ritorno sono infinite”, e devo anche ammettere che con il solo
Stephan Kämmerer a rappresentare l’elemento di continuità tra il passato e il presente della
band teutonica, la notizia della pubblicazione di “
Rebirth” non mi aveva esattamente galvanizzato.
Un errore madornale, perché questa è effettivamente una sorta di “rinascita” del gruppo, soprattutto se lo avete amato nella sua versione più “adulta”, per chi scrive una brillante conferma di come il
rock melodico avesse felicemente attecchito anche sul suolo della rigida Mitteleuropa.
Abbandonate le raffinate “rudezze” degli anni 2000, i
Frontline rispolverano l’approccio luccicante e levigato degli esordi (a questo proposito, consiglio a chi ancora non l’avesse fatto di “rispolverare” l’ottimo “
Heroes”) e lo fanno grazie ad un
songbook intriso di grande sensibilità melodica, ben sviluppato da una formazione di notevole valore, dalla quale spicca la figura di
Christian Mühlroth (anche produttore dell’opera) chiamato ad un subentro tutt’altro che agevole.
Pilotato dalla voce sempre ispirata ed emozionante di
Kämmerer, l’albo propone quarantasei minuti di
AOR dal carattere “classico” e satinato (con riferimenti “storici” individuabili in Journey, Strangeways, FM e Foreigner) che non faranno fatica a conquistare i favori di tutti quegli estimatori del genere che non gradiscono molto la comparsa di “ingerenze moderne” nel loro
sound preferito.
Un “rispetto” per la tradizione che tuttavia non appare eccessivamente remissivo e che irrorato com’è da dosi imponenti di
feeling intenso e istintivo riesce ad appassionare, in sostanza, dalla prima all’ultima nota.
Sono pochi, infatti, i momenti interlocutori di una raccolta che con “
Burning horizon”, “
Blacktop parachute”, “
Two tickets to the afterglow” (una “bomba”, nientemeno …), “
Boulevard echo” e “
Burning shadows” piazza in sequenza cinque spettacolari esempi di
AOR de-luxe da consumare ripetutamente per rifocillare al meglio la propria primaria passione
rockofila.
Incastonata tra tanta opulenza, emerge altresì “
After you’re gone”, una ballata che nella sua “semplicità” formale, scioglie anche il più arido e cinico dei cuori, lo stesso che finirà per capitolare pure di fronte a “
One life one love”, altro momento romantico assai coinvolgente.
Arrivati a “
Stone and feather” e “
Shattered glass dreams” la
band si concede appena un pizzico di elegante “flessione” nella tensione espressiva, prontamente recuperata nella pulsante “
Heart on the dashboard” e in “B
urning the distance”, un
melodic-anthem dalla presa emotiva istantanea e durevole.
Ancora un piccolo calo nel fervore d’ascolto lo riservano sia "
White line miracle” e sia "
Back to the bright”, ma forse è solo perché altrove, compreso nel sontuoso epilogo “
Arc of lightning”, il livello è decisamente elevato, delineando un
benchmark artistico piuttosto “impegnativo”.
Un ritorno “sorprendente” (e accoppiare questi due termini è diventata davvero una rarità …), dunque, che riporta i
Frontline sul sentiero percorso ai tempi dei loro gloriosi inizi, in un cammino che ieri come oggi li conduce dritti a ridosso dei vertici del settore di riferimento.