Ho incrociato la mia strada con i
Jungle Rot per la prima volta esattamente vent’anni fa: alcune date del loro tour con i
Marduksi accavallavano con quelle che seguivo insieme agli
Impaled Nazarene e così è capitato di condividere giornate infinite fra Germania, Francia e Spagna (i cocktail da 1 litro sulla spiaggia di Barcellona non li dimenticherò mai!), fra chilometri d’autostrada, locali fumosi e casse di birra svuotate dopo i concerti. Da allora i nostri americani di riff ne hanno macinati davvero a badilate, arrivando oggi al nuovo
"Cruel Face Of War". Il disco è stato nuovamente prodotto da
Chris Djuricic presso i
Bell City Sound Company, mentre mix e mastering portano la firma di quella vecchia volpe di
Dan Swanö negli
Unisound Studio. Il risultato è un lavoro composto da dodici tracce — undici brani più intro — che abbiamo già potuto assaggiare nelle ultime settimane grazie ai singoli
"Maniacal" e soprattutto
"Apocalyptic Dawn", probabilmente il pezzo migliore del lotto, un concentrato di groove, violenza e immediatezza che rappresenta perfettamente lo spirito dell’album. I
Jungle Rot continuano a muoversi nel loro habitat naturale: death metal vecchia scuola, fortemente farcito di thrash, costruito su riff semplici ma devastanti e su una sezione ritmica che pesta duro senza tanti fronzoli.
"Cruel Face Of War" non cerca di reinventare il genere e, sinceramente, non credo che siano i Jungle Rot la band delle rivoluzioni stilistiche. Qui conta l’impatto, il tiro, la botta. Brani come "Fight Where You Stand" o la stessa title track sembrano nati apposta per il live: riffoni, groove assassini e quell’attitudine ignorante nel senso più positivo del termine che ha sempre caratterizzato la band del Wisconsin. Anche la produzione centra perfettamente l’obiettivo: potente, organica e sufficientemente grezza da mantenere intatta tutta la componente bellica del loro sound. Dal punto di vista compositivo nulla di nuovo sotto al sole, molte soluzioni risulteranno familiari agli ascoltatori di lunga data, ma il disco funziona proprio perché resta fedele alla filosofia dei
Jungle Rot: niente fronzoli, niente mode, solo death metal diretto in faccia. Poco meno di quaranta minuti che scorrono veloci e lasciano addosso quell’odore di palco, sudore e amplificatori che tanto ci piacciono. Dopo oltre trent’anni di carriera, i
Jungle Rot continuano a fare esattamente ciò che sanno fare meglio. E, ascoltando
"Cruel Face Of War", viene da pensare che non abbiano alcuna intenzione di fermarsi...
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