Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:38 min.
Etichetta:Terratur Possessions
Distribuzione:Amor Fati Productions

Tracklist

  1. GEEN VUUR IN GODS HALLEN
  2. VERDOEMD DOOR DE TIJD
  3. HET DUISTER VERDEELD
  4. DE ONTWAKING
  5. WAAN VAN DE LEEGTE

Line up

Non disponibile

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In seguito alla ristampa del loro primo demo, i misteriosi olandesi Nachtheem rilasciano quello che possiamo considerare il debut "ufficiale", album che, personalmente, aspettavo con grande interesse.
Infatti, mentre la maggior parte del pubblico "estremo" perde ancora tempo con Darkthrone o Dimmu Borgir, per fare due nomi sulla bocca di tutti nel momenti in cui scrivo, nell'underground, fortunatamente, esiste ancora chi ha la capacità di emozionare e di raccontare storie che ti penetrano l'animo con forza e suggestione.
"Waan van de Leegte" è un lavoro dallo spirito "dark" (tenete bene in mente questa parola) che riesce a far rivivere la magia dei primissimi Ulver ed Emperor, senza tuttavia rinunciare ad una forte personalità da ricercare, soprattutto, nelle struggenti melodie, pagane e ancestrali, che si incastrano, facendoti scorrere brividi lungo la schiena (come scrivevo, anche, in occasione dell'uscita precedente), con il gelido soffiare del Black Metal, un soffiare arcigno, violento, a tratti primordiale, ma elegante nella sua spettrale testimonianza di un mondo addormentato e del suo intrinseco vuoto che ha attirato coloro che rifuggono una verità più profonda, secondo il concept lirico che sta dietro ai brani del disco.

Musica come questa, spero io sia in grado di comunicarvelo, è merce rara.
Atmosfera, a volte immateriale, a volte inquietante, e dolore.
Oscurità e squarci di luce accecante.
Ipnosi di pattern vorticanti e voci lontane che ammaliano come sirene.
Il suono, magico e mistico, della nera fiamma.

Tutto questo è nelle corde degli olandesi.
Tutto questo è il senso di un album imperdibile, sia per i nostalgici, sia per tutti coloro i quali siano amanti della poesia trasmutata in musica.

Abbiate il coraggio di scavare: ne vale davvero la pena.

Recensione a cura di Beppe 'dopecity' Caldarone

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