Un gran bell’esordio!
I finlandesi
Inthraced, originari di Joensuu e, formatisi addirittura nel 2012, solamente in questo 2026 riescono a realizzare, tramite la
Inverse Records, il loro debutto discografico, intitolato
Constellation Zero.
Il disco è un concentrato di ispiratissimo melodeath in tipico stile finnico, pieno zeppo quindi di sfumature malinconiche, arricchito tuttavia, da indovinate e, mai eccessive, partiture sinfoniche, capaci di conferire profondità ad un sound decisamente corposo.
Oltre alle indiscusse doti tecniche dei singoli musicisti, che emergono prepotentemente già in occasione della terremotante opener
The Revenant, il principale merito degli
Inthraced consiste nel perfetto bilanciamento tra la musicalità delle trame melodiche, favorita da refrains accattivanti, oltre che, dalle suddette opulente orchestrazioni, e la ferocia delle strutture più aggressive, snodatasi attraverso le chitarre velenose di
Tommy Takkunen (anche vocalist, dotato di un buon growl) e
Mirko Byman, ma anche dall’instancabile drumming di
Antti Ikonen e dal basso martellante di
Eetu Kovapohja.
Nascono cosi, delle composizioni fresche e convincenti, come la power-oriented
Neon Frontiers, la camaleontica title-track, quasi “prog” nel suo incedere, la coinvolgente
The Way Of The Voice, o la spigolosa, eppure romantica,
Lost Divinity, che riprende la struttura articolata e cangiante di
Constellation Zero. Si tratta di brani feroci e, al tempo stesso profondi, che scavano un solco nell’anima, generando un turbinio di emozioni, tra loro, anche contrastanti; si passa, ad esempio, dalla rabbia incontrollata di
The Black Star, alla commozione più intima, descritta alla perfezione, dalla successiva
Darkest Chest attraversando momenti di speranza e rassegnazione, spesso anche all'interno della medesima traccia, con una semplicità spiazzzante. La suddetta altalena di stati d’animo, trova la sua sublimazione all’interno di un song-writing estremamente vivace, che avvolge completamente l’ascoltatore con il suo costante dinamismo compositivo.
Sotto il profilo meramente stilistico, se si volesse trovare un ideale termine di paragone per il sound degli
Inthraced, probabilmente andrebbe individuato in quello dei connazionali
Wintersun, per il modo in cui la band cerca di stimolare costantemente la sfera emozionale del proprio pubblico ma, rispetto alla band di Teemu Mäntysaari e Jari Mäenpää, i Nostri, optano per un ispessimento sinfonico che, alla lunga, sfocia in un taglio più tragico e teatrale.
Constellation Zero nasce sotto una buona stella e lascia la netta sensazione che gli
Inthraced rappresentino una "nuova" (l’ennesima!) band melodeath proveniente dalla Finlandia che, in un panorama saturo e forse, ormai prossimo al collasso, ha tuttavia ancora qualcosa di veramente interessante da dire.
Per gli amanti del genere, un ascolto è quantomeno obbligatorio!