Copertina 8

Info

Genere:Black Metal
Anno di uscita:2026
Durata:41 min.
Etichetta:Iron Bonehead Productions
Distribuzione:Iron Bonehead Productions

Tracklist

  1. DER TOD WOHNT IN CARN DÛM
  2. GRAMBERGS FLUCH
  3. DER MONDTURM
  4. RERIRS BLAUER SCHATTEN
  5. ÜBER GRAT UND KALTEN GIPFEL
  6. SCHRECKENSZAUBER
  7. IN MORDOR, WO DIE SCHATTEN DROHN
  8. EÄRNURS VERDERBEN

Line up

  • Irrwycht: Guitars, Vocals
  • Morgoth: Bass
  • See also: Antagonist
  • Khamûl: Drums

Voto medio utenti

I tedeschi Grabunhold dopo un bell'esordio sulla "lunga distanza" come "Heldentod" (2023) e uno split con i Circle of Shadows nel medesimo anno, si ripresentano, nuovamente sotto l'egida della Iron Bonehead Productions, in questo inizio giugno 2026, con il secondo full-length della carriera: "Frostheim".

Inutile far tanti giri di parole, allo stato attuale se amate il pagan black metal — in questo caso dalle tinte tolkieniane — non potrete fare a meno di passare da un lavoro come "Frostheim": dubito seriamente che possiate trovare prodotti di gran lunga superiori.
Si tratta di un'opera dove è la matrice nera a dominare su quella pagan/viking, quindi, nonostante una produzione piuttosto nitida e non eccessivamente graffiante, sono ben presenti tutte le caratteristiche più brutali della fiamma nordica, affiancate, tuttavia, da un insieme di policromatismi armonici che conferiscono alle tracce un afflato epico, e altresì elegiaco e crepuscolare, come a voler sottolineare che la devastazione è già avvenuta: adesso aleggiano la memoria e la contemplazione delle rovine, dei fasti di un'epoca forse destinata all'eterno oblio.
Non sono tuttavia assenti momenti corali — costantemente declinati in una veste piuttosto cruda — deflagranti in alcuni cori guerreschi ritmati, incalzanti e dall'impatto ear catcher, capaci di esaltare perfino il sottoscritto che, per inciso, generalmente non si entusiasma per queste modalità di espressione artistica.
La proposta del quartetto tedesco, per chi è pratico del genere, potrebbe essere inquadrata guardando nella direzione di artisti come Kampfar, Thyrfing e, soprattutto, dei connazionali Falkenbach (degli albori), e altresì anche di nomi "più recenti" quali Odal ed Horn.

"Frostheim" non sarà un capolavoro ma possiede il pregio di saper bilanciare alla perfezione frangenti melodici, eleganza stilistica, ardore eroico e rasoiate black gelide e sferzanti in grado di fendere il tessuto epico delle composizioni, riconducendo l'ascoltatore all'oscuro immaginario custodito tra le montagne del Nord.

Recensione a cura di James Curzi

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